La ristrutturazione energetica: quali sono gli interventi da realizzare per raggiungere l'efficienza energetica

17 Settembre 2019 - Redazione

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Poiché l’Unione Europea ha imposto una riduzione dei consumi globali di fonti energetiche e di emissioni di gas capaci di alterare il clima, in architettura si fa sempre più spazio una tendenza alla ristrutturazione energetica, vale a dire non solo la sensibilità di una progettazione di nuovi edifici che pone l’accento sull’involucro esterno e sugli impianti tecnologici e la loro gestione, ma anche un’innovativa presa di coscienza della necessità di concentrarsi in egual modo, se non maggiore, sul patrimonio edilizio già esistente, da valorizzare e ristrutturare in chiave energetica efficiente. 
 
Per efficienza energetica si intende la capacità di utilizzare l’energia nel modo migliore possibile: dunque, non si tratta solo di una questione quantitativa, cioè del conteggio dell’energia utilizzata, ma anche qualitativa, legata alla trasformazione delle fonti di energia impiegata. 
Ristrutturazione energetica
 
I miglioramenti prestazionali sono in grado, a loro volta, di ridurre la necessità di investimenti nelle infrastrutture energetiche, di abbassare l’ammontare delle bollette energetiche, di migliorare la salute e il benessere delle persone. 
 
Ma interventi ristrutturativi energeticamente validi e sostenibili richiedono una lunga valutazione energetica dell’edificio, che permetta di individuare i consumi e le possibilità di ridurli con il conseguente aumento di efficienza e di risparmio energetico.
E questo anche dal momento che riqualificare energeticamente un edificio significa attuare una serie d’investimenti: ragion per cui un progetto volto alla riduzione dei consumi deve tenere conto del budget e del fatto che nella maggior parte dei casi non è necessario intervenire sulla costruzione nel suo insieme. 
 
In definitiva: bisogna porsi un obiettivo e comprenderne la fattibilità economica, anche considerando gli incentivi e le detrazioni fiscali disponibili. 
 
Si può quindi già definire la “scaletta cronologica” intorno alla quale un professionista del settore articolerà un progetto di riqualificazione energetica: 
1.      valutazione degli incentivi 
2.      indicazione di un tempo di ritorno massimo 
3.      individuazione, tra tutte le soluzioni fattibili, di quelle che consentono di ottenere il maggiore valore attuale netto (VAN) 
4.      definizione delle priorità da eseguire privilegiando le azioni che hanno ad oggetto le tecnologie più obsolete 
5.      esecuzione iniziale di quegli interventi che si caratterizzano per tempi di ritorno rapidi, così da reinvestire il finanziamento per azioni di risparmio energetico più costose.
 
Questa scaletta temporale si può poi concretizzare in una serie d’interventi: 
1.      il miglioramento delle prestazioni dell’involucro edilizio 
2.      la sostituzione di componenti obsoleti degli impianti di climatizzazione invernale e di illuminazione 
3.      la corretta gestione della ventilazione naturale e del raffrescamento passivo
4.      l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili
5.      il controllo automatizzato degli impianti 
6.      la revisione della contrattualistica inerente ai servizi energetici (meccanismi di incentivi/disincentivi finanziari) 
7.      l’introduzione di sistemi di contabilizzazione individuale dell’energia.
 
 
Vediamo questi punti nel dettaglio…
 
Sull’involucro edilizio è possibile intervenire per mezzo dell’isolamento a cappotto e della coibentazione di tetto e solaio (interventi che consentiranno una minore dispersione di calore e il raggiungimento di un miglior comfort ambientale a livello acustico e termico, attenuando l’effetto dell’irraggiamento interno e quindi aumentando la sensazione di caldo nei mesi più freddi), oltre che della sostituzione dei serramenti.
 
Rispetto al secondo punto, impianti di climatizzazione invernale obsoleti potrebbero essere sostituiti con un impianto a pompa di calore ad alta efficienza e con un impianto geotermico a bassa entalpia, così da raffreddare più locali contemporaneamente sfruttando le differenze di temperatura interne. 
Se poi si prevede anche un kit idronico si potrà produrre acqua calda sanitaria durante la stagione estiva, sottraendo calore ai locali.
 
Durante una ristrutturazione energetica è possibile adottare degli accorgimenti anche per l’impianto d’illuminazione: utilizzando dimmer e rilevatori di presenza si potrà godere di una regolazione automaticamente della quantità di luce emessa in relazione a quella naturale degli ambienti e all’effettiva presenza di fruitori nella stanza.
 
Gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici devono puntare anche a rendere le costruzioni autonome dal punto di vista dell’approvvigionamento di energia, e a tal fine sono demandati: 
•      gli impianti fotovoltaici, installati nella maggior parte delle case sul tetto (che, qualora piano, permette di orientare e inclinare i pannelli per massimizzare la potenza installata) 
•      le schermature delle pareti vetrate
•      gli impianti di geotermia, che raggiungono coefficienti di performance elevatissimi nel caso in cui venga realizzato un collegamento al distributore con recupero di calore, e che si basano sullo sfruttamento della temperatura naturale della terra.
 
Un progetto di ristrutturazione energetica comprenderà spesso e volentieri anche l’adozione di un sistema di domotica come quelli dell'azienda Bticino che, con un unico impianto, consente di gestire illuminazione (modulando il reale apporto di luce artificiale in funzione della quantità di luce naturale che entra nell’ambiente), climatizzazione, prese elettriche, controllo dei carichi, allarmi, comunicazione e multimedialità. 
Un sistema grazie al quale apparecchiature ed impianti sono in grado di funzionare parzialmente, o totalmente, in maniera autonoma in relazione alla presenza dei fruitori nei vari ambienti, oppure in base alla programmazione stabilita dall’utenza.
 
Nel momento in cui la ristrutturazione in chiave energetica di un edificio si articoli sulle dorsali che abbiamo analizzato, consentirà di portare l’edificio in questione da una classe energetica G (propria della maggior parte dell’edilizia tradizionale italiana) alla classe A, abbattendo i costi di gestione dello stabile (sia che si tratti di una proprietà privata che di un condominio e migliorando il comfort ambientale.

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