L’importanza di un tetto correttamente impermeabilizzato

24 Aprile 2018 - Redazione

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L’impermeabilizzazione dei tetti rappresenta uno di quei lavori che, se non eseguiti a regola d’arte, possono provocare danni permanenti alle strutture, a causa delle infiltrazioni: si tratta di un intervento volto ad impedire il passaggio dell'acqua negli strati sottostanti e consiste nell’applicazione di una sostanza impermeabile che generalmente va posizionata dopo l'isolante termico (che si trova dopo il massetto pendente e l’eventuale barriera antivapore) e prima del rivestimento superiore.


Per scegliere un impermeabilizzante è necessario analizzarne le caratteristiche prestazionali, che devono essere ottime per garantire non solo l’impermeabilità, ma anche la resistenza al calpestio e la durabilità rispetto alle intemperie e alle deformazioni determinate dal tempo.


È chiaro poi che un ottimo strato impermeabilizzante va posizionato su un supporto adeguato, e questo fa nascere la necessità di verificarne lo stato di conservazione, in termini di resistenza meccanica (di pavimentazione e massetto) e pendenze, negli edifici preesistenti.


Solo in seguito a queste verifiche si potrà decidere se impermeabilizzare in sovrapposizione alla pavimentazione esistente, oppure previa rimozione della pavimentazione esistente o infine demolendo pavimento e massetto e procedendo con un ripristino totale.


Vediamo quindi quali sono i materiali più diffusi per l’impermeabilizzazione delle coperture
  • Membrane prefabbricate bituminose: adatte sia per coperture calpestabili che non, per nuove costruzioni o ristrutturazioni (richiede però che lo strato di guaina sottostante sia in grado di resistere alle alte temperature se posato con “sfiammatura”), disponibili in rotoli, spesso provviste di armatura (in velo vetro, rete in vetro tessuto, poliestere non tessuto etc.), vengono collocate prima della pavimentazione o dello strato di ghiaia che viene realizzata al di sopra; si caratterizzano per una buona resistenza meccanica, un elevato allungamento a rottura e un consistente spessore, una posa in opera abbastanza semplice (tramite incollaggio in totale aderenza, oppure con l’uso di fiamme libere), durevolezza nel tempo e facile manutenzione; tuttavia, a dispetto di questi vantaggi, si tratta di prodotti dannosi per l’ambiente e anche per la salute umana (gas e vapori di condensazione s inalati quando si riscalda il materiale possono risultare pericolosi)
  • Membrane prefabbricate polimeriche: si differenziano a seconda della composizione, ovvero del polimero principale di cui sono costituite, come ad esempio il PVC e per il fatto che siano o meno armate (e quindi calpestabili oppure no); si caratterizzano per la buona resistenza meccanica, l’ottima elasticità (per cui resistono alle escursioni termiche e ai movimenti di assestamento), la facilità di posa, ma bisogna considerare l’incompatibilità chimica con alcuni materiali come bitume, asfalti e catrame, solventi, etc., la scarsa resistenza ai raggi UV, e per la necessità di uno strato protettivo o di un rivestimento
  • Membrane autoadesive: hanno il vantaggio di incollarsi al piano di posa per semplice pressione a temperatura ambiente, senza la necessità di fiamma (si tratta quindi di un sistema a freddo, indicato laddove il piano di posa sia realizzato in legno o in materiale sensibile al calore), e inoltre di avere un rischio di scivolamento minimo, notevole flessibilità, resistenza ai movimenti di assestamento e ritiro della struttura; tuttavia bisogna valutare che le superfici da impermeabilizzare non dovranno presentare protuberanze o concavità, e che lungo le verticali bisognerà adoperare un listello chiodato
  • Membrane autoprotette ardesiate o rivestite da lamiere di rame o alluminio: possono essere lasciate “a vista”, proprio perché protette da un manto superficiale resistente a intemperie e raggi UV
  • Teli protettivi e traspiranti per sottotetti: in tessuto non tessuto di poliestere impermeabilizzano dall’acqua ma consentono la naturale circolazione dell’aria che mantiene asciutta la struttura; si posano con chiodi a testa piana larga o graffette per spara punti, sia su un supporto in legno che direttamente sull'isolamento termico, ma generalmente non sono calpestabili
  • Impermeabilizzazioni liquide: grande versatilità e comodità di applicazione, adattabilità a tutte le superfici, alta resistenza ai ristagni d’acqua, ai raggi UV, alle intemperie e ai cicli di gelo e disgelo, permettono di impermeabilizzare i balconi e le terrazze senza la rimozione della vecchia pavimentazione (se integra e ben ancorata al substrato)
  • Prodotti impermeabilizzanti a base cementizia: utilizzati per le superfici in calcestruzzo, presenta però lo svantaggio di necessitare di lunghi tempi di essiccazione, trattandosi di un metodo ad umido
  • Sistemi impermeabilizzanti accoppiati a termoisolanti: pannelli isolanti piani e preincisi accoppiati a membrane bitume polimero elastoplastomeriche che isolano termicamente e al contempo resistono ad aria e acqua.


Come fare a scegliere l’impermeabilizzante giusto?
È necessario affidarsi a maestranze competenti che non solo valutino le caratteristiche della costruzione e il suo stato di conservazione, ma che sappiano realizzare una posa davvero meticolosa, che garantisca la continuità anche in punti quali gli attacchi della ringhiera, gli scarichi, le canalette, i raccordi tra verticale ed orizzontale, i giunti e gli altri punti critici.


E poiché ne va non solo dei vostri soldi e della vostra soddisfazione, ma anche della vostra sicurezza, noi di Quotalo vogliamo aiutarvi mettendovi in contatto, tramite il form apposito, coi professionisti nostri partner...

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