Come riscaldare casa: l'impianto di riscaldamento autonomo e quello a pavimento

06 Aprile 2016 - Redazione

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Ogni volta che si appresta l’inverno, ci si chiede come riscaldare casa, magari senza impattare troppo sull’ambiente e tentando pure di contenere i costi
 
La maggior parte delle case viene acclimatata da un impianto di riscaldamento autonomo ad acqua, che è costituito da un generatore di calore, che può essere: 
•  una caldaia (che è la tipologia più comune); 
•  un termocamino a legna o a pellet (è necessario però optare in questo caso specifico per prodotti adatti all’acqua, che non solo producono il riscaldamento ma anche l’uso sanitario della stessa, e che si differenziano dai prodotti “air”, che invece possono fungere da generatori di calore ad aria); 
•  una pompa di calore, il cui funzionamento si basa sul principio di trasferimento di energia termica da una sorgente a temperatura inferiore ad una a temperatura maggiore
•  un impianto solare termico, costituito da idonei pannelli (da orientarsi a sud per godere al massimo della luce del sole, e che producono acqua calda per uso sanitario e possono preriscaldare l’acqua, di modo tale che la caldaia possa funzionare a regimi più bassi, oppure integrare le funzioni di un pre-esistente impianto di riscaldamento, consentendo comunque una riduzione dell’energia indispensabile al funzionamento e di conseguenza un contenimento dei costi), e un accumulatore di acqua calda. 

L’impianto di riscaldamento autonomo (adottabile per risolvere il problema di come riscaldare casa) è costituito, oltre che dal generatore di calore, anche da una serie di “corpi scaldanti”, come i pannelli radianti (che restano celati alla vista) o i radiatori (che oggi si trovano sul mercato anche declinati in materiali innovativi e in forme visivamente accattivanti, tali da diventare dei veri e propri elementi di design, essendo a vista). 
Ma quella dei radiatori non è solo una scelta estetica, anzi è innanzitutto una questione tecnica e funzionale, giacché sarà necessario realizzare un impianto costituito da tubi (incassati nel muro) nei quali fluirà l’acqua riscaldata. L’impianto in questione potrà essere o in derivazione (attraverso raccordi a T tutti gli apparecchi sanitari vengono collegati in serie alla rete di distribuzione dell’acqua, tramite l'impiego in linea di massima di tubazioni rigide); oppure a collettore idraulico (o a ragno), nel quale un tubo che parte da un collettore arriva singolarmente e autonomamente a lavatrice e lavastoviglie, lavabo e wc. Il sistema a collettore idraulico non presenta giunture sotto traccia (per cui, in caso di perdite, è possibile intervenire in modo semplice solo sulla parte danneggiata e non sull’intero impianto idrico, che quindi si potrà continuare ad utilizzare), né tubature rigide, come per il sistema in derivazione (avvalendosi al contrario di tubi flessibili).
 
Anche la scelta dei pannelli radianti al posto dei radiatori è una scelta che comporta conseguenze, innanzitutto a livello progettuale, giacché il sistema di riscaldamento che ne consente l’utilizzo è costituito da tubi pre-montati su appositi pannelli isolanti, che possono formare un impianto a pavimento oppure essere collocati a parete, a soffitto, e addirittura all’interno del battiscopa. L’impianto a pavimento rappresenta la soluzione più efficace (sia perché il calore evita di disperdersi inutilmente verso l’alto, sia perché è impedita la formazione di correnti convettive che tendono a spostare l’aria calda verso il soffitto e quella fredda all’altezza del pavimento) oltreché la più diffusa, giacché consente l’adattamento del sistema con ceramica, marmo, cotto e parquet (il che significa che la maggiore efficienza che si ottiene si sposa comunque con la bellezza e lo stile). L’efficacia cui accennavamo è corroborata dai dati: la sensazione di calore che si percepisce in una casa riscaldata con un impianto a pavimento è di circa due gradi superiore rispetto all’effettiva temperatura registrata nell’appartamento (e questo, ricordiamolo, corrisponde sempre ad una diminuzione dei costi e ad un contenimento dell’impatto ambientale).
 
Ma cosa succede (sia in termini economici che energetici) quando siamo in ufficio e non a casa, oppure quando partiamo per diversi giorni per motivi di lavoro o per concederci una settimana bianca? Accade che, se viviamo in condominio, i riscaldamenti del nostro appartamento si attivano ugualmente, accendendosi e spegnendosi agli orari che sono stati stabiliti nell’assemblea condominiale, e ai quali ci si deve necessariamente attenere, a meno che non si opti per un impianto di riscaldamento autonomo, che consente dunque di evitare spreco di calore (energia) e denaro. Il passaggio dal riscaldamento centralizzato a quello autonomo è consentito dalla legge e non prevede compiti particolari, se non: la comunicazione al condominio (preferibilmente in occasione di una riunione dell’assemblea) della decisione di effettuare la modifica; la presentazione allo stesso di prove oggettive e misurazioni che consentano di evincere che l'impianto centralizzato non costituisce la soluzione migliore e auspicabile in base alle specifiche esigenze di coloro che vivono nell’appartamento e utilizzano il servizio di erogazione del calore; la garanzia che l'installazione di un impianto di riscaldamento autonomo non inficerà in maniera alcuna la fruizione del servizio da parte delle altre unità abitative. L’autonomia però si traduce, a livello di costi, nell’esonero dalle spese che attengono il canone e il combustibile, mentre sarà necessario continuare a corrispondere l’importo per la manutenzione ordinaria e straordinaria e per la conservazione dell’impianto centralizzato.
 
Una volta sganciati dal sistema di condominio, bisognerà dotarsi, come dicevamo nell’incipit, di un generatore di calore. Qualora optassimo per una caldaia la scelta ricadrebbe su un modello tradizionale a gas o uno più moderno a condensazione, capace di consumare il 30% in meno e per la cui installazione sono previsti importanti sgravi fiscali; qualora si privilegiasse un termocamino, si consigliano quelli a legna-pellet-policombustibile con commutazione automatica, che riscaldano oltre 400 mq, presentano consumi ridotti del 70%, sono autopulenti, ecologici, e non necessitano di alcun tipo di manutenzione (ad esempio, quelli proposti da Famar); tra le pompe di calore quelle più innovative sono le geotermiche, che come suggerisce il nome, traggono l’energia per riscaldare e raffreddare la casa dal sottosuolo, dal quale durante l’inverno assorbono calore trasferendolo all'abitazione o all'acqua da scaldare, e in estate cedendogli quello in eccesso prodotto in casa.

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