Caldaie a condensazione e pompa di calore per l’acqua calda sanitaria

07 Aprile 2016 - Redazione

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Foto articolo caldaia a condenzazione Foto articolo caldaia a condenzazione Foto articolo caldaia a condenzazione Basta che arrivi ottobre e già desideriamo di nuovo la (appena) trascorsa estate. E subito, appena il freddo comincia ad essere poco poco più pungente, agogniamo un po’ di calore. E allora via ad accendere termosifoni, e a riempire vasche da bagno di acqua bollente. Così si attiva la caldaia, e poiché lo Stato lesina sempre su tutto meno che sulle tasse, ecco che la bolletta ci provoca un coccolone!


Onde evitare l’inconveniente, è bene informarsi… 
Le normali caldaie, anche quelle definite "ad alto rendimento", utilizzano solo una parte del calore prodotto dai fumi di combustione, perché occorre evitare che condensino (e corrodano), per cui il vapore acqueo generato dalla combustione viene disperso in atmosfera attraverso il camino: il calore latente (che rappresenta l'11% dell'energia liberata) non è recuperata. 
Cosa che invece fa la caldaia a condensazione: in questo caso, infatti, i fumi prodotti vengono raffreddati fino a 40°C, e riportati allo stato liquido. 
Per massima parte questo tipo di caldaie presenta un bruciatore di tipo premiscelato che ha il vantaggio di mantenere costante il valore di anidride carbonica presente nei fumi e di avere ridotte emissioni di monossido di carbonio e di NOx. 

Dunque abbiamo risolti tutti i nostri problemi, e possiamo alzare i riscaldamenti a palla e stare in ammollo nella vasca per tutta la sera? Non proprio! Infatti, è bene precisare che il risparmio economico garantito da una caldaia a condensazione si aggira sul 15-20%, laddove però il nostro sistema produca acqua calda a 30-35°C, mentre se la temperatura richiesta è 80 °C non c'è un risparmio effettivo. 
Dunque, questo tipo di caldaie esprimono il massimo delle prestazioni (risparmi del 40% e oltre) quando vengono utilizzate con impianti che funzionano a bassa temperatura, oppure in abbinamento con impianti radianti (pannelli a soffitto, serpentino a pavimento o serpentino a parete). È vero però che sostituendo una caldaia standard con una a condensazione e rispettando i riferimenti legislativi, è possibile avvalersi delle detrazioni del 50 o del 65% delle spese sostenute (a seconda delle circostanze), ma se si pensa che nel primo caso spendiamo cifre tra i 500 e i 1000 euro per l’installazione, mentre nel caso di caldaie a condensazione si parte da 1000 per arrivare anche a 2100 euro, forse qualche dubbio ci sorge!  

Dubbio che forse possiamo provare a sedare con considerazioni di altro tipo: tra i vantaggi di questo tipo di caldaia ad esempio vi è la riduzione di salti o gradienti termici negli ambienti, che risultano quindi riscaldati in maniera più uniforme; l’eliminazione e/o riduzione notevole di una serie di fenomeni fastidiosi, come la circolazione della polvere negli ambienti; l’annullamento di fenomeni di combustione del pulviscolo dell’aria (frequenti in presenza di corpi radianti ad elevata temperatura); l’annullamento del fenomeno della secchezza dell’aria nel caso di impianti a pannelli radianti, essendo il calore trasmesso per radiazione. E a queste si aggiungono le considerazioni di tipo ambientale, visto che come abbiamo detto le caldaie a condensazione riducono le emissioni di anidride carbonica e NOx

Tuttavia spiace constatare che non esiste a livello normativo, né in Italia né nel resto d’Europa, un’attenzione rispetto al tema dello smaltimento della condensa: il fenomeno di condensazione e trasformazione in energia non è comunque totale, quindi esiste sempre una “risulta” da smaltire. Lo si fa convogliando la condensa nell’impianto di scarico delle acque usate degli edifici, che grazie alla presenza di saponi e detergenti e al loro profilo basico, dovrebbero neutralizzare l’acidità delle condense. Ciò per gli impianti con potenze inferiori a 35 kW, ma viene comunque lasciato ampio margine. Sarebbe invece obbligatorio l’adozione di un sistema di neutralizzazione o passivazione, per potenze a partire da 116 kW: tuttavia, anche in tal caso, non è esclusa la possibilità di neutralizzazione con gli scarichi saponati e con detergenti di uso quotidiano (addirittura in ambito europeo la potenza prevista per neutralizzare la condensa convogliata nellimpianto di scarico sale a 200 kW).

Comunque, che ci piaccia o no, che le troviamo convenienti (a livello economico e/o ambientale), il regolamento Ecodesign dell’Unione Europea prevede che da settembre 2015 siano immesse sul mercato solo caldaie a condensazione.
Dopo lunghissime trattative è stato approvato infatti questo regolamento, che introduce una nuova etichettatura energetica sugli standard minimi di efficienza per le caldaie da A+ a G. Continuerà ad essere prodotto solo un tipo particolare di caldaia non a condensazione che viene chiamata “a camera aperta” da installare quando non sia possibile andare a sostituire una vecchia caldaia con una a condensazione per problemi legati alla canna fumaria collettiva di alcuni edifici multifamiliari.
Tra le numerose marche in commercio “Ariston clas premium evo L”: adatta per tutte le sostituzioni, in particolare per impianti di medie e grandi superfici e di vecchia realizzazione; attraverso la funzione COMFORT, è in grado di erogare acqua calda sanitaria alla temperatura desiderata con soli 5 secondi di attesa; programmarla è semplicissimo grazie all’interfaccia ergonomica .
Un must in quanto alla prouzione di caldaie è Vaillant, che con “Eco block Plus”, dal design semplice e intuitivo, è disponibile in versione solo riscaldamento o combinata. 
CERAPURHM” di Junkers si caratterizza per un elevato range di modulazione di potenza (1:8), una pompa di circolazione in classe A e degli scambiatori di calore in lega alluminio-silicio; ha una programmazione semplice, grazie all’interfaccia con display LCD dotata di manopola per navigare agevolmente nei menu di controllo e gestione dell’impianto; e l’App JunkersHome ne consente il controllo a distanza, semplicemente dal proprio smartphone o dal tablet.

L’acqua normalmente utilizzata per il consumo del bagno e della cucina, può essere riscaldata non solo attraverso sistemi tradizionali, come lo scaldabagno e la caldaia, ma anche da sistemi innovativi, come gli impianti solari, le caldaie a condensazione e la pompa di calore per l’acqua calda sanitaria. 
Queste ultime sono macchine in grado di trasferire l'energia di fonti esterne (aria, acqua, suolo) agli impianti. Il trasferimento avviene per mezzo di un circuito ad alta efficienza con un ridotto assorbimento di energia elettrica (appena il 25%, che se poi è prodotto da tecnologie alternative, consente alla casa di raggiungere la piena indipendenza energetica). Le pompe di calore per acqua calda sanitaria offrono rendimenti elevati, un funzionamento garantito tutto l'anno, un notevole risparmio energetico, un impatto ambientale contenuto.

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