Cos'è e a quanto ammonta il Ticket di licenziamento

01 Febbraio 2020 - Redazione

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Ticket di licenziamento: cos'è e come si calcola

E’ importante conoscere la normativa relativa al ticket di licenziamento, per sapere come muoversi dal punto di vista legale. Si tratta di un contributo che l’azienda è tenuta a versare al momento del licenziamento di uno o più dipendenti.

Va detto comunque che non in tutti i casi licenziare un dipendente implica necessariamente il dover pagare il ticket di licenziamento. Per questo è utile approfondire il tema e capire quali sono i casi in cui il contributo deve essere versato.

Ticket di licenziamento: cos’è?

Quando un dipendente viene licenziato ha la possibilità di fare domanda all’Inps per ottenere l’indennità di disoccupazione. Ci sono dei casi in cui l’istituto assicuratore è tenuto e versare questa indennità, alla quale il dipendente che è stato licenziato ha diritto.

Con la riforma Fornero si è deciso di introdurre il cosiddetto ticket di licenziamento. Si tratta in pratica di un contributo che il datore di lavoro deve versare nel momento in cui procede a licenziare un dipendente o più dipendenti.

Sono due gli obiettivi principali che la riforma Fornero ha voluto raggiungere con l’introduzione del ticket. Il primo è far sì che il datore di lavoro contribuisca alle spese dell’Inps, infatti il contributo confluisce nelle casse dell’istituto assicuratore.

Il secondo è rendere il licenziamento meno vantaggioso, in modo che il datore di lavoro eviti i licenziamenti inutili. Ci sono comunque dei casi in cui il licenziamento si rende necessario: è la situazione del licenziamento in tronco.

Ticket di licenziamento: come si calcola

Come si calcola?

Vediamo in dettaglio come si calcola il ticket di licenziamento, ovvero quali sono le regole da seguire per arrivare a definire l’importo del ticket di licenziamento. Il punto di partenza per effettuare questo calcolo è il valore della NASpI, che prevede una indennità massima annuale di 1.208,15 euro.

Si è stabilito che il ticket licenziamento debba essere pari al 41% della NASpI. Avendo definito l’indennità massima per dodici mesi pari a 1.208,15 euro, calcolando il quarantuno percento si ottiene che l’importo del contributo annuale per il 2019 è pari a 500,79 euro. Questo massimale è variabile e viene aggiornato ogni anno facendo riferimento all’indice Istat.

Questo dunque è il valore unitario annuale a cui fare riferimento. Per giungere alla cifra finale da versare all’Inps bisogna prendere in considerazione l’anzianità del dipendente che è stato licenziato. Sono due in particolare le situazioni in cui la cifra da versare cambia:

  1. Il dipendente ha lavorato meno di un anno prima di essere licenziato
  2. Il dipendente ha lavorato per almeno tre anni prima di essere licenziato

Se il dipendente ha lavorato meno di un anno il calcolo della cifra da versare viene fatto sulla base delle mensilità. Si considera mensilità ogni mese in cui il dipendente ha svolto attività lavorativa per almeno quindici giorni e per ciascuna mensilità la cifra da versare corrisponde a 41,73 euro.

Se il dipendente ha lavorato almeno tre anni, l’importo da versare per ogni anno di servizio corrisponde a 1.503,37 euro. Significa che per i dipendenti che hanno più di trentasei mesi di anzianità l’importo annuale viene triplicato e ciò rende meno vantaggioso per il datore di lavoro licenziare lavoratori con anzianità elevata.

C’è una situazione particolare che merita di essere citata, perché fa cambiare le regole di calcolo. L’importo da versare per il ticket di licenziamento è infatti differente per il datore di lavoro che ha deciso di procedere con un licenziamento collettivo.

Se il licenziamento collettivo è stato eseguito senza accordi con i sindacati, la legge prevede che l’importo del contributo venga triplicato. Si parla di licenziamento collettivo nel momento in cui almeno cinque dipendenti siano stati licenziati in un intervallo di tempo di 120 giorni.

Ticket NASpI: a quanto ammonta?

Parlare di ticket NASpI o di ticket di licenziamento è praticamente la stessa cosa. Si tratta infatti di due espressioni che fanno riferimento allo stesso contributo.

Questo significa che dell’importo del ticket NASpI si è già parlato e che sono già state spiegate le regole per effettuare il calcolo corretto, sia in caso di licenziamento singolo che in caso di licenziamento collettivo.

Quando deve essere pagato il ticket di licenziamento?

Non in tutti i casi deve essere versato questo contributo. Ci si chiede quindi quando deve essere pagato il ticket di licenziamento per essere in regola con la normativa vigente. In tutti i casi in cui il dipendente ha il diritto alla NASpI il datore di lavoro è tenuto a versare il ticket.

In realtà non sempre i dipendenti licenziati fanno effettivamente la richiesta di NASpI – Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego – ma ciò non è rilevante per il datore di lavoro. Il versamento del ticket di licenziamento non è infatti subordinato alla richiesta all’Inps da parte del dipendente licenziato, ma è sufficiente che l’ex dipendente abbia diritto ad effettuare la richiesta.

Il contributo deve essere pagato sia quando si licenzia un singolo dipendente, sia quando si procede con dei licenziamenti collettivi. In quest’ultima circostanza, nel caso in cui il licenziamento sia avvenuto senza accordi sindacali, l’importo da versare è triplicato, come descritto in precedenza. Per eventuali licenziamenti collettivi è dunque fondamentale la mediazione dei sindacati: il datore di lavoro dovrebbe cercare di trovare un accordo che sia vantaggioso sia per l’azienda che per i dipendenti.

Ci sono anche delle circostanze in cui il ticket di licenziamento non deve essere pagato. Questo accade nelle risoluzioni consensuali del contratto di lavoro – in cui c’è l’accordo tra il datore di lavoro ed il dipendente – ed anche in caso di dimissioni volontarie da parte del dipendente.

Nel caso in cui il versamento del contributo fosse dovuto, ci sono delle scadenze di pagamento da rispettare. Versare il ticket entro i termini è fondamentale per non incorrere in sanzioni e per evitare problemi legali.

Secondo quanto è stato stabilito dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, il datore di lavoro è tenuto a versare il contributo entro il mese successivo a quello del licenziamento. La scadenza corrisponde infatti alla data entro la quale deve avvenire la denuncia contributiva nel mese successivo al licenziamento.

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