Cosa sono le spese processuali, quali sono e a chi rivolgersi per calcolarle al meglio

30 Marzo 2023 - Redazione

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Spese processuali: cosa sono e chi deve pagarle

Agire in giudizio per far valere i propri diritti è un’attività intrinsecamente aleatoria, fondamentalmente perché qualsiasi giudizio ha un esito incerto. Agire in giudizio, infatti, non significa vedere affermato il proprio diritto, asseritamente leso, l’esito della controversia dipende sempre da una valutazione di merito e di diritto che dovrà effettuare un organo terzo ed imparziale, il giudice. Occorre altresì considerare che, agire in giudizio non è solo un’attività rischiosa solo da un punto di vista giuridico ma anche da un punto di vista economico.

Questo perché ogni processo impone alle parti in causa di dover sostenere delle spese, le quali dipendono inevitabilmente anche dall’esito della controversia. Ma non finisce qui, i costi processuali infatti non riguardano solamente le parti in causa ma anche gli organi giudiziali dello Stato, il che significa che ogni causa civile, penale ed amministrativa grava letteralmente anche sulle casse dello Stato.

 

Cosa si intende con spese processuali

I costi che ruotano attorno ad un giudizio, qualunque esso sia, possono essere di varia natura. Spesso si tendono a confondere le cosiddette spese legali con le spese processuali, che tuttavia non sono la stessa cosa.

  1. Le spese legali sono le spese che tutte le parti devono versare al proprio avvocato, il quale si occupa della difesa in giudizio. Si tratta di spese che vengono pattuite direttamente dall’avvocato con il proprio cliente e che possono variare in base ad alcuni fattori come, ad esempio, la complessità della controversia, il prestigio dello studio legale, l'esperienza dell’avvocato ed altri ancora. In caso di mancato accordo, invece, tali spese sono comunque quantificabili sulla base di parametri stabiliti direttamente dalla legge (più precisamente dal Decreto Ministeriale del 10 marzo 2014, n. 55). Si tratta di spese che possono essere definite fisse poiché nel nostro ordinamento, sia che venga incardinato un processo di natura civile (ai sensi dell’art. 82 del Codice di Procedura civile), sia che si incardini un processo di natura penale (ai sensi degli artt. 96 e 97 del Codice di Procedura penale), salvo ipotesi eccezionali, è necessario essere assistititi da un avvocato, ch deve ovviamente essere retribuito.
  2. Le cosiddette spese processuali, invece, costituiscono in poche parole alcune spese legate alla giustizia e all’attività degli organi giurisdizionali e devono essere, almeno tendenzialmente, versate nelle casse dello Stato.
spese di giudizio  

Come funzionano e come si dividono le spese processuali

Come sopra anticipato, le spese legali sono spese “private” visto che dipendono in parte anche dalla scelta dell’avvocato e da altri fattori, mentre le spese processuali sono definibili come spese pubbliche fisse.

Ma quali sono le spese processuali? In ogni causa le parti sono tenute appunto a fare i conti con spese fisse come ad esempio:

  • Le marche da bollo necessarie per poter adempiere a tutti gli oneri di cancelleria;
  • Il contributo unificato per l’iscrizione a ruolo della causa;
  • Le spese necessarie per le notifiche degli atti;
  • Le spese necessarie per la consulenza tecnica d’ufficio e molte altre ancora.

Ovviamente si tratta di spese che sussistono non solo nel processo civile ma anche negli altri processi come ad esempio quello penale ed amministrativo, poichè lo Stato, per poter portare avanti la complessa macchina giudiziaria, necessita di essere finanziato anche dai privati cittadini che per risolvere le controversie di vario genere si rivolgono ad un organo terzo ed imparziale.

Fatte le debite premesse ed una volta individuate quali sono le spese di giudizio, occorre ora capire su chi gravano queste spese; per poter dare una risposta al quesito è necessario fare riferimento all’art. 8 del D.p.R n. 115 del 30.05.2002 del Testo Unico delle Disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, il quale ha sostituito l’art. 90 del Codice di procedura civile, e prevede che ciascuna delle parti deve provvedere alle spese degli atti processuali che pone in essere e di quelli che chiede, e le anticipa per tutti gli atti necessari al processo quando l’anticipazione è posta a suo carico dalle leggi o dal magistrato.

Inoltre, la norma citata dispone che se la parte è ammessa al patrocinio a spese dello Stato, le spese sono anticipate direttamente dall’erario pubblico secondo le previsioni della parte terza del Testo Unico sopra richiamato. Dalla lettura della norma, dunque, è possibile scindere tra regola provvisoria e regola finale.

La regola provvisoria si concretizza nella necessità, salvo essere ammessi al cosiddetto gratuito patrocinio, di anticipare tutte le spese concernenti gli atti compiuti nel proprio interesse. In ogni caso sarà il Giudice che deciderà quale sia la parte che dovrà definitivamente farsi carico di tutte le spese processuali intese in senso lato.

Infatti, l’articolo 91 del Codice di Procedura Civile stabilisce il cosiddetto principio di soccombenza secondo cui il Giudice, al termine di ogni giudizio, condanna la parte soccombente al rimborso in favore della parte vittoriosa di tutte le spese, legali e processuali, sostenute. 

Nel processo penale invece, quando si parla di spese legali si fa riferimento alle somme che il soggetto imputato è tenuto a corrispondere al proprio avvocato come remunerazione della prestazione professionale svolta.

Viceversa, con le spese di giustizia, o spese processuali che dir si voglia, si fa riferimento a tutti i compensi e alle indennità spettanti ai soggetti terzi rispetto al processo, si pensi ad esempio ai testimoni o al Consulente Tecnico d'Ufficio, e che vengono liquidate direttamente dal giudice senza che vi sia alcuna specifica richiesta in tal senso.

Pertanto, le spese di giustizia che caratterizzano il processo penale non sono molto dissimili da quelle che caratterizzano in processo civile e lo stesso vale anche per il processo amministrativo, salvo la possibilità per il giudice di merito di poter, discrezionalmente ed in presenza di determinate condizioni, compensare le spese di liti in deroga al principio di soccombenza ex art. 91 del Codice di procedura civile.

quanto ammontano le spese processuali penali  

Come si calcolano le spese processuali

Le spese processuali variano a seconda del valore dell’oggetto della controversia.

La Cassazione ha precisato che il valore della controversia, ai fini della liquidazione delle spese di giudizio, va valutata sulla base di alcuni fattori.

  • Con riguardo al disputatum, ovvero a quanto richiesto nell’atto introduttivo del giudizio, in caso di accoglimento integrale della domanda proposta dall’attore;
  • Con riguardo al decisum, ovvero al contenuto effettivo della decisione presa dal giudice (in parole povere, con riferimento alla somma che il giudice ha attribuito alla parte che è risultata vittoriosa nel merito): in caso di accoglimento parziale della domanda attorea, il criterio del disputatum è integrato da quello del decisum

Tali criteri si applicano ovviamente anche in caso di gravame, ovvero di impugnazione. La ratio, secondo la Cassazione, va rinvenuta nella necessità di limitare il rimborso delle spese da parte del soccombente entro i limiti del valore accertato giudizialmente, cosiddetto decisum, per evitare che domande eccessive possano attribuire alla causa un valore diverso rispetto a quello effettivo.

Inoltre di recente la cassazione ha precisato, con la sentenza n. 22462 del 2019, che se la pretesa del creditore è fondata, il giudice liquida le spese con riferimento alla richiesta iniziale, il disputatum, anche se il soggetto convenuto ovvero il debitore abbia adempiuto nelle more del giudizio durante la pendenza della lite. 

Una volta stabilito qual è il valore della causa, è possibile stabilire anche il costo delle spese legali, ossia il compenso da pagare all’avvocato.

Tali spese in genere vengono liquidate dal giudice sulla base del DM 10 marzo 2014 n.55, prendendo in considerazione le fasi della procedura, le quali variano a seconda del tipo di giudizio.

Ad esempio, nel processo penale ci sono ben cinque fasi:

  • Studio
  • Introduzione
  • Istruttoria
  • Decisoria
  • Esecutiva

E per ciascuna delle fasi viene determinato un valore medio di liquidazione, il quale può essere maggiorato fino all’80% o ridotto al 50% a seconda delle variabili concrete come, per citarne alcune, la complessità della controversia, la sua natura, la sua gravità o il numero delle imputazioni.

A tutto ciò ovviamente occorre comprendere anche:

  • Gli oneri accessori
  • Il contributo delle spese generali
  • Le spese di trasferta
  • Il contributo previdenziale del 4% 
  • L’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA).
 

Quanto tempo si ha a disposizione per poter pagare le spese processuali

Diversamente da come si potrebbe pensare, non esiste un termine prestabilito dalla legge entro il quale dover pagare le spese derivanti da una sentenza di condanna. Ciò però non significa che la parte soccombente possa pagare le spese quando più desidera, perché dal momento in cui il giudice deposita la sentenza in cancelleria, il creditore probabilmente porrà in essere tutte quelle attività prodromiche e necessarie per ottenere il soddisfacimento della propria pretesa, anche tramite esecuzione forzata.

  1. Il primo passo è la notifica della sentenza da parte della parte vittoriosa nei confronti del soccombente in modo da renderlo edotto: tale notifica è necessaria anche per poter agire in esecuzione forzata, anche se è necessario notificare la sentenza non presso l’avvocato della parte soccombente bensì direttamente presso la residenza della controparte.
  2.  Il secondo passo, invece, è la notifica del precetto insieme alla sentenza, ovvero di un ultimo avviso mediante il quale il creditore intima al debitore di pagare entro e non oltre 10 giorni pena l’avvio degli atti espropriativi. Ne consegue che il termine per pagare la condanna alle spese di liti scatta solamente dopo la notifica dell’atto di precetto. Tuttavia, visto che la parte vittoriosa nel merito potrebbe notificare l’atto di precetto dopo molto tempo, non è possibile stabilire in anticipo di quanto tempo dispone la parte soccombente per pagare la somma. Tutto dipende, inevitabilmente, da quando il creditore intende notificare l’atto di precetto. In ogni caso, la parte soccombente può richiedere anche la possibilità di ottenere un pagamento rateale, a patto ovviamente che si raggiunga un accordo tra le parti.
chi paga le spese processuali  

Cosa succede qualora non si potessero pagare le spese processuali

Non pagare le spese processuali significa esporsi a dei rischi davvero importanti.

Il creditore, quindi la parte vincitrice, potrà agire al fine di ottenere l’esecuzione forzata sul patrimonio del debitore, e ciò è possibile perché la sentenza di condanna rappresenta un titolo esecutivo sufficiente per poter richiedere ed ottenere il pignoramento dei beni del debitore.

Il pignoramento, che rappresenta il primo passo dell’esecuzione forzata, potrà essere effettuato solo dopo lo spirare del termine prescritto dal precetto notificato al debitore.

Con il pignoramento il creditore acquista una vera e propria garanzia reale su uno o più beni del debitore, il quale non può più disporne; pertanto, il creditore dopo ottenuto il pignoramento potrà chiedere che il bene sia venduto ai pubblici incanti e soddisfarsi, con l’eventuale concorso di altri creditori, sul ricavato della vendita.

 

Chi paga le spese processuali qualora si dovesse essere disoccupati o nullatenenti

Purtroppo, ottenere una sentenza che condanna la controparte al pagamento delle spese processuali non garantisce al 100% che la parte vincitrice ottenga effettivamente il rimborso delle spese sostenute, perché nel nostro ordinamento giuridico le persone rispondono dei debiti con il proprio patrimonio e, di conseguenza, se una persona dovesse essere nullatenente potrebbe rendere estremamente arduo per il creditore soddisfare la propria pretesa.

In questi casi se il debitore risultasse sposato in regime di comunione legale dei beni, sarà possibile agire nei confronti della comunione entro il limite del 50%. Viceversa, se il debitore non dovesse essere occupato e/o lavorasse in nero, si potrebbe verificare l’opportunità di soddisfarsi sull’assegno di disoccupazione percepito dal debitore. 

 

A chi rivolgersi per la valutazione delle spese processuali

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