Quando appellarsi a un avvocato per stranieri?

04 Dicembre 2017 - Redazione

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“Avendo avuto un problema con la residenza, a causa del quale non ho potuto fare richiesta di cittadinanza, decisi di rivolgermi ad un avvocato per stranieri affinché mi aiutasse”…

“Sono arrivata in Italia quando avevo 10 anni; dopo altri 10 ho acquisito la cittadinanza italiana; dopo aver vinto un borsa di studio ed stata a Londra ho deciso di richiederla anche per quel Paese, visto che ho intenzione di tornarci e stabilirmici. Tuttavia, essendo trascorsi due anni senza che lo stato della pratica online sia cambiato, ho deciso di contattare un avvocato esperto in immigrazione”

“Tra qualche mese saranno passati 3 anni dal mio matrimonio, eppure ancora non risulto cittadina italiana: ho deciso di rivolgermi ad un legale specializzato in ottenimento della Cittadinanza, Ingresso e Soggiorno, Diritto Penale applicato all’immigrazione”

“Volevo ringraziarLa grandemente per la pratica di controllo espulsione e registrazione al SIS della mia ragazza costaricense che mentre ritornava in Costarica era stata fermata dalla polizia di dogana internazionale a Madrid con una presunta espulsione”…

Questi sono solo alcuni estratti delle numerose testimonianze pervenute alla nostra redazione per interpellare gli esperti legali che fanno parte del nostro network, e ci permettono di comprendere già tutte le circostanze nelle quali è bene farsi seguire da un avvocato per stranieri.

E proprio sull’ultimo caso vogliamo soffermarci per chiarire una serie interessante di aspetti, e fornire alcuni spunti, in merito all’attività svolta dai legali specializzati in immigrazione.

In particolare, l’internauta parla di pratica di controllo espulsione: ma qual è la differenza tra respingimento ed espulsione?

Nonostante rappresentino provvedimenti diversi, entrambi sono finalizzati ad impedire a persone sprovviste delle condizioni necessarie per entrare e dimorare nel territorio italiano, di soggiornarvi comunque in modo irregolare.

La normativa prevede che chi arriva alla frontiera senza i requisiti previsti (ad esempio, senza passaporto o altro documento di viaggio e senza visto) sia respinto direttamente in frontiera (per valico di frontiera si intende un qualsiasi punto di controllo presidiato dalla polizia -in Italia ce ne sono 257); invece chi non ha i requisiti per il soggiorno viene espulso (come accade nel caso in cui lo straniero abbia qualche denuncia pendente).

Se lo straniero entra nel territorio nazionale al di fuori dei valichi di frontiera (cioè attraverso i confini marittimi o terrestri non presidiati dalla polizia) viene accompagnato alla frontiera su disposizione dal Questore, essendo entrato clandestinamente.

Ma quando un provvedimento di espulsione colpisce uno straniero? Ad esempio quando la persona non rinnova il proprio permesso di soggiorno entro il termine di legge di 60 giorni dopo la scadenza del documento e viene fermato dalla polizia (alla prima volta non viene disposto accompagnamento, alla seconda sì, e in caso di rientro illegale in Italia prima dei 3-5 anni il soggetto è punibile per il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio italiano).

Una volta emanato un provvedimento di espulsione deve disporsi una verifica giudiziaria in merito alla sussistenza dei presupposti di legge: entro 48 ore la polizia comunica all’autorità giudiziaria il provvedimento e quest’ultima ha altre 48 ore (che vengono trascorse dallo straniero presso il CIE, centro d’identificazione ed espulsione) per convalidare o meno l’atto fissando un’udienza alla quale partecipano un difensore dello straniero (di fiducia o di gratuito patrocinio).

Quando il provvedimento di espulsione non è consentito (a meno che non sussistano motivi di sicurezza dello Stato)?

  • Quando si tratti di minorenni stranieri
  • Quando lo straniero sia in possesso del permesso di soggiorno CE per lungo soggiornante
  • Nel caso di coniugi o parenti conviventi entro il secondo grado di cittadini italiani
  • In caso di donne gravide o madri da meno di 6 mesi dei figli ai quali provvedono


Si può impugnare un decreto di espulsione? Si, ed è qui che può tornare utile la figura di un avvocato dell’immigrazione, dal momento che lo straniero ha 60 giorni dalla notifica del provvedimento per presentare una richiesta al Giudice di pace del luogo in cui ha sede l’Autorità che ha disposto l’espulsione.

Se poi la persona ha già lasciato l’Italia dovrà presentare la richiesta al Console Italiano del Paese straniero.

Sono pochi però quelli che sanno che il ricorso non sospende l’esecuzione dell’espulsione, a meno che la persona non lo richieda espressamente; così come una persona potrebbe non sapere che ci sono delle circostanze che consentono allo straniero espulso di ritornare in Italia (ad esempio, per ricongiungimento familiare, per autorizzazione del Tribunali dei minori, oppure per motivi di giustizia –ad esempio, per consentire allo straniero di partecipare ad un’udienza in un procedimento penale): per questo, e altri motivi, è opportuno affidarsi ad un legale per stranieri.

Ma come fare? Un modo semplice, veloce ed economico è quello di adoperare la nostra piattaforma, che consente di presentare ad almeno 3 professionisti le proprie perplessità o domande, alle quali si otterrà risposta chiara e gratuita, di modo da poter selezionare con una certa cognizione quello che tra gli avvocati per immigrati quello che meglio soddisfa le proprie esigenze, per poter poi fissare un appuntamento vis a vis per poter definire l’iter burocratico da seguire, la strategia difensiva da adottare e l’entità della parcella professionale…

Per maggiori approfondimenti leggete anche:

Cosa sono i C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione), rinominati dal decreto legge 13/2017 C.P.R. (Centri di Permanenza per i Rimpatri)
Avvocato dell’immigrazione (Quotalo)
Dal Ministero dell’Interno informazioni sul rimpatrio volontario assistito

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