Avvocato per risarcimento sangue infetto: tutto quello che c'è da sapere e come fare per richiedere una consulenza.

04 Ottobre 2022 - Redazione

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Avvocato per risarcimento sangue infetto: tutto quello che occorre sapere

Le trasfusioni di sangue non sono totalmente prive da un fattore di rischio. Con il passare degli anni sono sempre di più le persone che hanno contratto virus, come ad esempio quello dell’HIV o l’epatite C, a causa di una trasfusione di sangue. Ovviamente ciò non significa che non ci si dovrebbe più sottoporre a questo trattamento, quel che si vuol sottolineare è che anche le trasfusioni di sangue comportano un'inevitabile percentuale di rischio per la salute.

Oggi il rischio è decisamente minore rispetto al passato; non a caso i risarcimenti che vengono attualmente erogati riguardano trasfusioni di sangue effettuate negli anni '90 o addirittura negli anni '80. Oggigiorno per fortuna lo sviluppo della tecnologia permette un controllo più meticoloso del sangue donato.

 

Danni da sangue infetto: le ultime sentenze

Con il passare degli anni più volte la Suprema Corte di Cassazione  si è pronunciata in ordine alle problematiche che ruotano attorno ai danni da sangue infetto. Per quanto riguarda la prova della conoscenza dell’esistenza della malattia ad esempio, spetta alla controparte, ovvero a chi ha effettuato l’erogazione del sangue, provare che la parte danneggiata conosceva, o avrebbe potuto conoscere, l’esistenza della malattia e la sua riconducibilità alla trasfusione; questo è un punto cruciale per ottenere il risarcimento. Nella recentissima sentenza della Cassazione Civile sez. VI del 30/03/2022 n. 10190 e nella sentenza della Suprema Corte di Cassazione sez. III del 07.03.2022, i giudici ermellini si sono espressi a seguito di giudizio promosso nei confronti del Ministero della Salute per il risarcimento del danno conseguente al contagio a seguito di sangue infetto.

avvocato per trasfusione di sangue infetto  

La Cassazione ha deciso che le somme dell’indennizzo di cui alla legge n. 210 del 1992 possono essere scomputate dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno solamente se sia stato effettivamente versato, o determinato nel suo preciso ammontare o se è determinabile in base a specifici dati. In conclusione, sono soggette alla detrazione in esame non solo le somme percepite al momento della pronuncia, ma anche le somme da percepire. Con la sentenza n. 8773 del 17.03.2022 la Cassazione si è pronunciata anche in merito alla liquidazione dell’indennizzo una tantum derivante dalla trasfusione di sangue infetto. I giudici ermellini hanno stabilito che l’indennizzo di cui all’art. 2 comma 3 della legge sopra richiamata, in favore dei congiunti del danneggiato che sia deceduto a causa del contagio, deve essere scomputato dalle somme liquidabili in loro favore a titolo di risarcimento del danno parentale. Il suddetto beneficio, infatti, gli spetta iure proprio e non già iure successionis e dunque anche nel caso in cui la persona offesa avessegià ottenuto il riconoscimento dell’indennizzo di cui all’art. 1 della suddetta legge.

Trasfusione di sangue infetto: rischi, tempi e altre informazioni utili

Effettuare una trasfusione di sangue è un’operazione potenzialmente pericolosa, e lo sarebbe anche se il sangue venisse controllato più e più volte dai migliori specialisti. Occorre considerare, infatti, che esistono tantissime infezioni che sono caratterizzate da un lungo periodo di incubazione, nel cui corso potrebbero risultare invisibili ai test condotti sul sangue.

Ciò significa che, al momento della trasfusione, il sangue potrebbe apparire come sano, tuttavia, con il passare dei mesi, potrebbe causare problemi a chi lo ha ricevuto a causa di virus dormienti. In questi casi, tutti coloro che risultano essere danneggiati dalla trasfusione di sangue, sono tutelati dalla legge in virtù di un indennizzo statale che può essere accumulato anche al risarcimento del danno supplementare.

 

Come richiedere il risarcimento per danni da sangue infetto

Come detto quindi, tutti coloro che subiscono un danno derivante dalla trasfusione di sangue infetto possono ottenere sia l’indennizzo previsto dalla legge n. 210 del 1992, sia un risarcimento del danno supplementare. Occorre tuttavia distinguere poichè per ottenere l’indennizzo è necessario presentare formale richiesta al Ministero della Salute entro e non oltre 10 anni dal momento in cui l’infezione è stata accertata. Per ottenere il risarcimento, invece, è necessario convenire in giudizio il Ministero della Salute e chiedere dinanzi al giudice competente la condanna al risarcimento del danno extracontrattuale. In alternativa è sempre possibile citare in giudizio la struttura sanitaria che ha effettuato la trasfusione, in tal caso quest’ultima però risponderà a titolo di responsabilità contrattuale.

Sia per ottenere il risarcimento, sia per ottenere l’indennizzo, è fondamentale rivolgersi ad un avvocato esperto con cui concordare la strategia difensiva. Se sei alla ricerca di un avvocato civilista specializzato in questo settore, Quotalo.it  è la piattaforma che fa per te. Su Quotalo.it è possibile mettersi in contatto con l’avvocato più vicino a sé e fissare un appuntamento per una consulenza dettagliata.

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