Avvocato per azione di riduzione: tutto quello che c'è da sapere e come fare per richiedere una consulenza
25 Marzo 2026 - Redazione
Cosa fare nel caso in cui il de cuius abbia leso la quota di legittima? È necessario rivolgersi ad un avvocato per l'azione di riduzione?
Nel nostro ordinamento giuridico il legislatore ha deciso di garantire a determinati soggetti particolarmente vicini al de cuius (ovvero colui il quale viene a mancare) una tutela rafforzata. Nemmeno il testatore, ovvero colui che decide di disporre dei suoi beni per il tempo in cui avrà cessato di vivere, potrebbe impedire l'acquisto di una parte del suo patrimonio a determinati soggetti.
Il riferimento è ai cosiddetti legittimari, ovvero ex art. 536 c.c.: il coniuge, i figli o, in assenza di questi, gli ascendenti, ovvero i genitori.
Questi hanno il pieno diritto di ricevere una quota che il legislatore definisce "di legittima". Se quest'ultima dovesse essere lesa da un atto dispositivo posto in essere dal de cuius — ad esempio il testatore che decide di lasciare tutti i suoi averi a terzi — è possibile fare ricorso ad uno strumento di tutela ben preciso: l'azione di riduzione.
- Indice contenuti
- Cos'è e come funziona l'azione di riduzione
- Chi propone l'azione di riduzione
- Quanto costa una causa di riduzione
- Chi non può proporre l'azione di riduzione
- L'obbligo di collazione
Cos'è e come funziona l'azione di riduzione
L'azione di riduzione è una particolare azione prevista dal Codice Civile che può essere esperita dai soggetti legittimari in caso di lesione della quota di legittima. Ciò accade quando il testatore ha disposto del patrimonio ereditario attraverso donazioni oppure disposizioni testamentarie — come la nomina di erede di un estraneo o un legato.
L'azione di riduzione è disciplinata dall'articolo 533 e ss. del codice ed è suddivisa in tre distinte azioni:
- Azione di riduzione in senso stretto: è volta a far dichiarare inefficace la disposizione lesiva, sia totalmente che parzialmente, o la donazione, nella parte in cui risulta lesiva della quota del legittimario leso.
- Azione di restituzione: logica conseguenza della prima azione. Una volta resa inefficace la disposizione o la donazione, il legittimario leso dovrà agire in restituzione nei confronti del beneficiato.
- Azione di restituzione contro i terzi aventi causa: esperibile nel caso in cui il beneficiato dalla disposizione abbia alienato a terzi il bene ricevuto.
Chi propone l'azione di riduzione
Per rispondere a questa domanda è necessario leggere l'articolo 557 del Codice civile, alla voce "soggetti che possono chiedere la riduzione". I legittimati sono i legittimari, ovvero il coniuge, i figli, gli ascendenti, i loro eredi e gli aventi causa.
Questo significa che l'erede dell'erede leso, in determinate circostanze, potrebbe agire in riduzione — ad esempio quando il suo dante causa non ha accettato l'eredità.
Lo stesso accade anche per gli aventi causa: un creditore dell'erede leso potrebbe agire in surrogatoria e chiedere la riduzione delle disposizioni lesive, oppure un acquirente dell'eredità ex art. 1542 c.c.
Tali soggetti, inoltre, non possono rinunciare a tale diritto finché è in vita il donante. In caso contrario, si configurerebbe un patto successorio dispositivo che, ex art. 458 c.c., è nullo.
Quanto costa una causa di riduzione
I costi per esperire l'azione di riduzione variano a seconda di quanto sia oggetto della domanda. Prima di procedere in giudizio, l'azione di riduzione deve essere preceduta da un tentativo di mediazione obbligatoria, il cui scopo è quello di evitare il processo e trovare una soluzione in sede extraprocessuale.
Anche questa fase ha un costo, che può arrivare fino a 2.000 o 3.000 euro. La fase processuale vera e propria ha anch'essa un costo che potrebbe arrivare fino a 3.000 euro. Complessivamente, il costo per esperire l'azione di riduzione parte da circa 4.000 euro.
Chi non può proporre l'azione di riduzione
Come anticipato, i soggetti legittimati ad esperire l'azione di riduzione sono solo quelli indicati dall'articolo 557 c.c. Di conseguenza, l'eventuale erede nominato dal testatore nella scheda testamentaria non potrà agire in giudizio per chiedere la riduzione delle disposizioni lesive poste in essere dal de cuius.
Lo stesso vale per gli eventuali legatari, ovvero i beneficiari di una disposizione a titolo particolare. Né l'erede né il legatario — salvo si tratti di legittimari — hanno una quota di legittima che spetta loro di diritto, ex art. 536 c.c.
L'obbligo di collazione
Molto spesso si tende a confondere un presupposto per poter agire in riduzione — la cosiddetta imputazione ex se — con l'obbligo di collazione disciplinato dall'art. 737 c.c.
L'imputazione ex se è un presupposto giuridico per esperire l'azione di riduzione, come ribadito nell'art. 564 c.c. Ciò significa che, se si intende aggredire le disposizioni lesive poste in essere dal de cuius, è necessario imputare alla propria quota tutto ciò che il testatore ha donato al legittimario, nonché gli eventuali legati ricevuti dallo stesso, salvo espressa dispensa.
Dalla lettura della norma è agevole capire che si tratta di un onere, e non già di un obbligo. Il legittimario leso può imputare ex se ciò che ha ricevuto per poi agire in riduzione, ma non deve. Viceversa, la collazione è un vero e proprio obbligo.
L'art. 737 c.c. prevede infatti che "I figli e i loro discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati".
Questo significa che i soggetti citati sono tenuti a "rimborsare" la massa ereditaria — ovvero il patrimonio lasciato dal de cuius — di tutto quello che hanno ricevuto in vita dal testatore.
Tale obbligo può essere adempiuto in tre modi:
- In natura: restituendo materialmente il bene;
- Per imputazione: corrispondendo l'equivalente in denaro;
- Tramite prelevamento: permettendo agli altri coeredi di effettuare prelevamenti pari al valore del bene donato. Questa modalità è obbligatoria per i beni mobili.
Da tutto ciò si può desumere che il diritto successorio è una materia piuttosto complessa. In caso di problemi con una determinata successione è sempre consigliabile rivolgersi ad un avvocato specializzato in diritto successorio.