Avvocato per azione di riduzione: tutto quello che c'è da sapere e come fare per richiedere una consulenza

19 Luglio 2022 - Redazione

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Cosa fare nel caso in cui il de cuius abbia leso la quota di legittima? È  necessario rivolgersi ad un avvocato per azione di riduzione?

Nel nostro ordinamento giuridico il legislatore ha deciso di garantire a determinati soggetti particolarmente vicini al de cuius (ovvero colui il quale viene a mancare) una tutela rafforzata. Infatti nemmeno il testatore, ovvero colui che decide di disporre dei suoi beni per il tempo in cui avrà cessato di vivere, potrebbe impedire l’acquisto di una parte del suo patrimonio a determinati soggetti. Il riferimento è ai cosiddetti legittimari, ovvero ex art. 536 c.c., il coniuge, i figli o in assenza di questi, gli ascendenti, ovvero i genitori.

Questi, ai sensi dell’articolo sopra citato, hanno il pieno diritto di ricevere una quota che il legislatore definisce “di legittima” e se quest’ultima dovesse essere lesa da un atto dispositivo posto in essere dal de cuius (ad esempio il testatore che decide di lasciare tutti i suoi averi a terzi), è possibile fare ricorso ad uno strumento di tutela ben preciso: l’azione di riduzione.

 

Cos'è e come funziona l'azione di riduzione

L’azione di riduzione è, come anticipato, una particolare azione prevista dal Codice Civile che può essere esperita dai soggetti legittimari in caso di lesione della quota di legittima a causa delle disposizioni del patrimonio ereditario effettuate dal testatore, ad esempio attraverso donazioni oppure disposizioni testamentarie (nomina di erede di un estraneo oppure un legato). Più precisamente, l’azione di riduzione è disciplinata dall' articolo 533 e ss. del codice ed è suddivisa in tre distinte azioni;

  • Azione di riduzione in senso stretto: l’azione è volta a far dichiarare inefficace la disposizione lesiva, sia totalmente che parzialmente, o la donazione, nella parte in cui risulta essere lesiva della quota del legittimario leso;

  • Azione di restituzione: logica conseguenza della prima azione è l’azione di restituzione. Una volta resa inefficace la disposizione, o la donazione che sia, il legittimario leso dovrà agire in restituzione nei confronti del beneficiato;

  • Azione di restituzione contro i terzi aventi causa: tale azione è esperibile nel caso in cui il beneficiato dalla disposizione abbia alienato a terzi il bene ricevuto.

prescrizione azione di riduzione testamento olografo  

Chi propone l'azione di riduzione

Per poter rispondere a questa domanda è necessario leggere l’articolo 557 del Codice civile, alla voce “soggetti che possono chiedere la riduzione”. Più precisamente i legittimati sono i legittimari, ovvero il coniuge, i figli, gli ascendenti, i loro eredi e gli aventi causa. Questo significa, in poche parole, che l’erede dell’erede leso, in determinate circostanze, potrebbe agire in riduzione, ad esempio quando il suo dante causa non ha accettato l’eredità.

Lo stesso accade anche per gli aventi causa, ad esempio un creditore dell’erede leso potrebbe agire in surrogatoria e chiedere la riduzione delle disposizioni lesive delle ragioni dell’erede, oppure un acquirente dell’eredità ex art. 1542 c.c. 

Tali soggetti, inoltre, non possono rinunciare a tale diritto finchè è in vita il donante, in caso contrario, si configurerebbe un patto successorio dispositivo il quale, ex art. 458 c.c. è nullo.

 

Quanto costa una causa di riduzione

I costi per poter esperire l’azione di riduzione variano a seconda di quanto sia oggetto della domanda. Più precisamente l’azione di riduzione deve essere preceduta da un tentativo di mediazione obbligatoria. Lo scopo in parole povere è quello di evitare il processo e trovare una soluzione in sede extraprocessuale.

Ovviamente anche questa fase ha un costo, il quale può arrivare fino a 2.000 o 3.000 euro. Infine, l’azione di riduzione nella sua fase effettiva ha anch'essa un costo che potrebbe arrivare fino a 3.000 euro. Complessivamente però, il costo per poter esperire l’azione di riduzione parte da circa 4.000 euro.

azione di riduzione successione testamentaria  

Chi non può proporre l'azione di riduzione

Come sopra anticipato, i soggetti legittimati ad esperire l’azione di riduzione sono solo quelli indicati dall’articolo 577 c.c.; di conseguenza, l’eventuale erede nominato dal testatore nella scheda testamentaria non potrà agire in giudizio e chiedere l’eventuale riduzione delle disposizioni lesive poste in essere dal de cuius, lo stesso dicasi per eventuali legatari, ovvero i beneficiari di una disposizione a titolo particolare. Questo perché, diversamente dai soggetti indicati dall’articolo 557 c.c. né l’erede né il legatario (salvo si tratti di legittimari) hanno una quota di legittima che gli spetta di diritto, ex art. 536 c.c.

 

L'obbligo di collazione

Molto spesso si tende a confondere un presupposto per poter agire in riduzione, ovvero la cosiddetta imputazione ex se, con l’obbligo di collazione disciplinato dall’art. 737 c.c. La prima, ovvero l’imputazione ex se, è un presupposto giuridico per poter esperire l’azione di riduzione, come ribadito nell’art. 564 c.c. Ciò significa che se si ha intenzione di aggredire le disposizioni lesive poste in essere dal de cuius è necessario imputare alla propria quota tutto ciò che il testatore ha donato al legittimario nonché gli eventuali legati ricevuti dallo stesso, salvo espressa dispensa. Dalla lettura della norma è agevole capire che si tratta di un onere, e non già di un obbligo. Il che significa che il legittimario leso, può imputare ex se ciò che ha ricevuto, per poi agire in riduzione, ma non deve. Viceversa, la collazione è un vero e proprio obbligo.

azione di riduzione senza testamento    

L’art. 737 infatti prevede che “I figli e i loro discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati”. Questo significa che i soggetti citati sono tenuti a “rimborsare” la massa ereditaria, ovvero il patrimonio lasciato dal de cuius, di tutto quello che hanno ricevuto in vita dal testatore. Tale obbligo può essere adempiuto sia in natura, ovvero restituendo materialmente il bene, sia per imputazione, ovvero corrispondendo l’equivalente in denaro, oppure ancora permettendo agli altri coeredi di effettuare prelevamenti pari al valore del bene donato dal de cuius al legittimario beneficiato; anzi, tale modalità è obbligatoria per i beni mobili. Da tutto ciò si può desumere che il diritto successorio è una materia piuttosto complessa, pertanto in caso di problemi con una determinata successione è sempre consigliabile rivolgersi ad un avvocato specializzato in questa particolare branca del diritto. Dove trovarlo? Quotalo.it è la soluzione, si tratta di una piattaforma online che permette di mettersi in contatto con tantissimi professionisti, anche vicini a sé, cui chiedere una consulenza super dettagliata.

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