La disciplina dei rifiuti è stata regolata dal DPR n. 915 del 10/09/1982. Il DPR n. 915 disciplinava lo smaltimento dei rifiuti e oltre ad introdurre alcuni principi sulla definizione di sistemi tendenti alla limitazione della produzione di rifiuto, suddivideva i rifiuti in urbani, speciali, tossici e nocivi. Nel febbraio 1997 il DPR 915 è stato superato dal D. Lgs. n. 22 (decreto Ronchi), che focalizza l'attenzione sulla prevenzione e sulla riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti.
Nell'aprile del 2006 è entrato in vigore il D. Lgs. n. 152 (cosiddetto "testo unico ambientale") che ha modificato profondamente la normativa introducendo una vasta serie di novità nella disciplina della valutazione d'impatto ambientale e della valutazione ambientale strategica, della difesa del suolo, della tutela delle acque dall'inquinamento e della gestione delle risorse idriche, del trattamento e della gestione dei rifiuti, della bonifica dei siti contaminati, dell'inquinamento. Il "testo unico ambientale" (D. Lgs. n. 152) distingue i rifiuti speciali in pericolosi e non pericolosi, e a loro volta ognuna di queste tipologie può comprendere rifiuti di tipo solido, liquido o fangoso. Per i rifiuti speciali esistono limiti al conferimento definiti, impianto per impianto, dalle amministrazioni provinciali attraverso le autorizzazioni integrate ambientali. Non esiste invece a livello normativo un bacino geografico predefinito per il loro smaltimento, contrariamente a quanto accade per i rifiuti urbani per i quali è previsto un ambito provinciale o regionale.