Il periodo dal 1990 ad oggi consolida il processo in atto e segna l’apertura dei servizi anche a fasce di popolazione diverse, soprattutto a ceti abbienti, che per anni avevano scelto altre case di riposo fuori del territorio comunale. L’apertura della Residenza Arcobaleno e l’integrazione con il territorio contribuiranno a creare un’immagine diversa del C.S.A. Dal punto di vista dei processi sociosanitari, si cerca di assicurare i progetti e gli interventi, privilegiando l’integrazione di tutte le figure presenti, nell’ottica della promozione e della tutela della salute delle persone anziane. Nel 1997 l’avvio del Centro Diurno per anziani non autosufficienti rappresenta l’impegno concreto e più significativo posto in atto dall’Ente per potenziare il processo di apertura al territorio, per diversificare la gamma dei servizi e per rispondere alle molteplici richieste in un territorio caratterizzato da un’insufficiente rete di servizi per gli anziani. Nel 2009 il Consiglio di Amministrazione, ha proposto alla famiglia Casson di legare il nome dell'Ente alla figura del prof. Felice Federico Casson (1930-1993) che, per molti anni, ha rappresentato il riferimento valoriale e operativo della sanità a Chioggia. Oggi le strutture residenziali per anziani sono moderni centri che offrono una pluralità di servizi ed attività nella cura degli anziani. Da qui si è affermata la denominazione CENTRO SERVIZI ANZIANI DI CHIOGGIA. Il cambio del nome non è un'operazione di marketing, ma un segno tangibile che certifica gli enormi cambiamenti avvenuti nel nostro settore.
Il Centro Servizi Anziani ha lo scopo di realizzare servizi diversificati e finalizzati ad assicurare un ambiente idoneo sia per anziani non più assistibili a domicilio, sia per anziani che permangono nel proprio contesto sociale. Persegue infatti, con gli altri servizi del territorio, l’obiettivo di supportare le famiglie per consentire la permanenza degli anziani nel loro ambiente. I servizi sono orientati alla promozione, al mantenimento e alla riabilitazione delle capacità funzionali residue dell’anziano stesso, in un’ottica di continua evoluzione e adattamento ai bisogni emergenti dal territorio e dalla popolazione anziana, contrastando la rassegnata accettazione della condizione dell’anziano.