L’anziano deve sentirsi protagonista non solo di sé, ma anche della comunità in cui vive. Scegliere insieme, discutere insieme le attività da fare, come, quando, dove farle. Programmare anche l’organizzazione della struttura, per renderla più consona, più adeguata. Per verificare se va bene. Programmare anche gli spazi, per verificare se vanno bene se sono adatti, adeguati alle loro esigenze.
L’anziano è come un bambino, ma non è un bambino. Ha una dignità antica, primordiale, ancestrale, primaria, originaria. Ha un valore sacro da difendere, proteggere. Va quindi consultato, ascoltato, considerato, onorato. Non va trattato come un bambino, va trattato come un simbolo degli antenati, della nostra stirpe, delle nostre origini. Va trattato come qualcosa di sacro. Perché è vicino al sacro, alla morte e alla vita eterna, al senso delle cose, alla meta delle cose.