La macchina a trasferimento automatico del pezzo, più comunemente chiamata transfer, è un tipo di macchina automatica che combina, in un’unica unità produttiva, le funzioni di una serie di macchine separate, unificando operazioni di carico e meccanismi di trasferimento. Una macchina transfer è costituita da una serie di stazioni di lavoro che operano contemporaneamente; il pezzo entra, opportunamente serrato in una pinza e sequenzialmente è trasferito davanti ad ognuna delle unità operatrici, cosicché una volta a regime, ad ogni passo della linea o della tavola girevole, corrisponde il carico di un grezzo e lo scarico di un pezzo completamente lavorato. Queste macchine sono "pezzi unici" in quanto vengono costruite intorno al componente da realizzare. Durante la fase di progettazione vengono analizzate le operazioni a cui il componente deve essere sottoposto: esse si suddividono e si raggruppano in modo che le stazioni abbiano dei tempi di lavoro pressoché uguali. Con il nascere degli FMS (sistemi di produzione a celle flessibili), con lo sviluppo sostanziale dei Centri di Lavoro a controllo numerico, sembrava che le transfer non potessero più essere competitive all’interno di una logica di mercato orientata verso produzione di piccoli lotti facilmente modificabili. Questo tipo di macchine si è invece evoluto profondamente sia nella meccanica, sia nell’elettronica ampliandosi verso nuovi mercati che richiedono elevata cadenza produttiva, elevata precisione ma anche flessibilità e versatilità, mantenendo, comunque, un buon mercato fra quei clienti che richiedono ancora oggi transfer rigide. Di fatto, le macchine transfer, grazie anche all’impegno profuso in fase di progettazione e all’ingegno, tipicamente italiano, che contraddistingue i costruttori, stanno vivendo una nuova fase di crescita.