Si accentuano due fenomeni: l’impresa di costruzioni diventa sempre più “generale”, il lavoro edile diventa sempre più autonomo e atomizzato. In uno dei settori più labour intensive si realizza il massimo della flessibilità sul fattore lavoro. Il subappalto è diventato prassi generalizzata, con forme contrattuali le più varie per aggirarne i limiti imposti dalla legge. L’altra faccia della medaglia è la crescita del lavoro nero, del tasso di infortuni, delle agenzia di intermediazione di manodopera (caporalato), della presenza della criminalità organizzata. L’appaltatore generale si serve in modo estensivo di un piccolo numero di subappaltatori per ogni attività. Con questi l’appaltatore effettua transazioni frequenti e i rapporti si mantengono per lunghi periodi di tempo; in molti casi si tratta di subappaltatori di solo lavoro che lavorano con materiali forniti dall’appaltatore (cottimisti). Si forma così un raggruppamento di imprese piuttosto stabile, con qualche variante nella composizione dei subappaltatori ad ogni progetto, che ha in sè caratteristiche delle transazioni di mercato e di quelle gerarchiche.