Addestramento cinofilo: le differenze dall'educazione cinofila; le modalità e gli obiettivi che persegue

29 Dicembre 2015 - Redazione

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Cos’è l’addestramento cinofilo?
Innanzitutto è necessaria una doverosa precisazione quando si inaugura una discussione in merito alle tipologie di addestramento cinofilo, perché in cinofilia i due termini “ADDESTRARE” ed “EDUCARE”, che si credono equivalenti, in realtà non lo sono. Sebbene le due parole abbiano come tema comune l’insegnamento, si differenziano in primo luogo per il concetto (giacché addestrare equivale a rendere capace qualcuno a fare qualcosa, mentre educare significa sviluppare o affinare attitudini intrinseche attraverso una regola di comportamento) e le finalità (cioè, gli obiettivi che si vogliono perseguire con l’uno o l’altro intervento). Per di più, l’arte dell’addestramento, per essere definito tale, prevede che: almeno nel 95% dei casi, l’animale risponda correttamente allo stimolo; l’apprendimento duri tutta la vita; un esercizio venga eseguito rapidamente. 

Tuttavia, l’addestramento in senso stretto 1. non contempla l’applicazione e la trasposizione dell’esercizio nella vita quotidiana 2. è focalizzata sull’induzione di una risposta condizionata da una precisa indicazione del conduttore, e non piuttosto sulla relazione tra cane e proprietario, che invece costituisce il focus dell’educazione cinofila, che quindi si rivolge tanto all’animale (con la sua approfondita conoscenza), quanto al proprietario del cane (che dovrà imparare a capire, conoscere e rispettare le reali necessità del proprio amico a quattro zampe).

L’educazione cinofila
La convivenza stretta tra uomo e Fido porta ad interrogarsi su quali siano gli interventi migliori che il padrone possa mettere in campo per garantire a questa coesistenza la migliore qualità possibile. 
La risposta è un’educazione di base, cioè un processo attraverso il quale l’animale apprende le regole di comportamento necessarie alla convivenza, e che si basa su tre aspetti fondamentali: la relazione affettiva, che deve evitare i due estremi opposti dell’antropomorfizzazione del cane e della sterilità del legame, e che per essere sana deve tenere in considerazione le caratteristiche della razza, le predisposizioni caratteriali e l'età del cane; la relazione gerarchica, giacché il cane comunicherà nel gruppo nel quale è inserito (quindi, anche all’interno della famiglia umana) in modo da affermare la propria posizione, seguendo la sua predisposizione naturale a sviluppare più o meno dominanza; gli esercizi di obbedienza, che mirano all'insegnamento di comandi che riguardano l'attenzione, la condotta al guinzaglio, le posizioni di seduto, etc. 

Per educare un cane ci sono molti metodi, la maggior parte dei quali si ricollegano agli studi di Pavlov e Skinner, i quali hanno analizzato i processi associativi attraverso il Metodo Classico (il primo) e il metodo Operante (il secondo).
In linea di massima però la distinzione può essere fatta tra un metodo basato sulla costrizione, che prevede l'imposizione con la forza e il modellamento del comportamento basato sul timore di incorrere in punizioni e spiacevolezze, e il metodo basato sulla motivazione, grazie al quale il cane modella le sue risposte al fine di ottenere gratificazioni e ricompense, e che prevede uno schema di azioni attraverso le quali: si genera nell’animale una forte motivazione, gli si richiede  attenzione, si produce uno stimolo che determina nel cane l'azione corrispondente (ad ogni stimolo corrisponde un comando vocale), si premia il cane per la risposta (si rinforza così la possibilità che la ripeta in seguito, secondo i criteri del condizionamento). 

In principio, nel metodo tradizionale, si prevedeva comunque il ricorso alla punizione (un tempo intesa come punizione corporale, oggi come rimprovero), mentre alla luce dell’odierno metodo di Educazione Gentile si esclude totalmente l’inibizione psicologica e tanto più la punizione corporale, perché per questo orientamento l’animale deve apprendere la disciplina come si trattasse di un gioco. Per cui, l’azione desiderata riceve un rinforzo (carezza + “bravo”) e un premio (bocconcino), quella sbagliata viene ignorata e non premiata, sino all’estinzione.

Tipologie di addestramento cinofilo
Tutto questo per quanto concerne l’educazione cinofila, che in estrema sintesi punta a trasmettere all’animale delle regole sociali adatte alla convivenza con l’umano. 
E per quanto riguarda invece l’addestramento, quali sono le tipologie di addestramento cinofilo
Sicuramente numerose, giacché il cane può essere addestrato a molteplici scopi specifici. Basti ad esempio pensare ai cani poliziotto, che a loro volta possono essere impiegati per motivazioni differenti. 

I cani antiesplosivo generalmente non hanno una grande stazza, sono molto pacati, ma soprattutto di gran fiuto e voracità (e proprio per questa caratteristica vengono addestrati e ricompensati per la loro attività con cibo secco); il loro addestramento si basa inizialmente sul gioco della ruota (nel quale ai contenitori di sostanze “positive”, cioè utilizzate per il confezionamento di ordigni esplosivi, vengono intervallati contenitori "distrattori", includenti per lo più cibo) che ha lo scopo di addestrare alla discriminazione degli odori (la stessa prova viene ripetuta sia per terra che appoggiando lo strumento su altre superfici, in modo da abituare il cane a fiutare a diverse altezze). Tra le razze più adatte, figura il Labrador. 

Di stazza poco grossa, ma molto agili, pure i cani addestrati alla ricerca e al soccorso, abituati a camminare per molte ore su terreni impervi e assai diversi (dalla sabbia, alle rocce, alla fitta vegetazione). A differenza degli altri cani, questi vengono addestrati a fiutare non a terra ma in aria, e a discriminare l’odore umano da tutti gli altri distrattori. Due sono le componenti fondamentali per la buona riuscita del lavoro: la forte motivazione del cane e l’ottima sintonia col conduttore (visto che il più delle volte vengono lasciati liberi nelle loro ricerche, e il conduttore li localizza dopo qualche tempo attraverso il suono di un campanello attaccato al collo).

Si contrappone alla pacatezza del cane antiesplosivo, la forza e il coraggio del cane impiegato nei servizi di polizia giudiziaria e di ordine pubblico. Resta in servizio al massimo 8-9 anni, perché le situazioni in cui viene impiegato sono piuttosto critiche, e non è raro il caso di cani diventati sordi per l'esplosione di bombe carta allo stadio, oppure affetti da fobie.

Il cane antidroga invece ama giocare, anche se deve mostrare un atteggiamento possessivo nei confronti dei ninnoli che deve conquistarsi. A differenza del cane antiesplosivo che si siede quando rinviene un ordigno, il cane antidroga scava animosamente, proprio come gli viene insegnato fin dalle prime fasi dell’addestramento, durante le quali le palline o gli altri giochi contengono la sostanza stupefacente racchiusa in un sacchetto di tela fitta.

Non solo per la polizia il cane rappresenta un validissimo supporto. 
Si pensi agli animali che vengono impiegati per condurre i ciechi, che non devono essere né troppo piccoli né troppo grandi, debbono possedere un’indole pacifica e non troppo vivace o aggressiva, devono possedere doti di attenzione e coraggio, e un senso innato dell’orientamento: ottimi, a tal proposito, i Pastori (tedeschi, scozzesi, belga), i Labrador e i Golden Retriver. Purtroppo, il costo dell’addestramento di un cane da guida per ciechi si aggira sui 20 mila euro, e non sempre i finanziamenti riescono a coprire integralmente la spesa. 

Numerosi sono anche i cani che vengono addestrati per la guardia, probabilmente trascurando il fatto che in questo caso gli insegnamenti possono essere solo il corollario di una genetica di fondo (a tal proposito, le razze più predisposte sono: Dobermann, Pitbull, Rottweiler e Corso). Tra questi insegnamenti, il primo comprende il divieto di accettare il cibo dagli estranei (perché i malintenzionati potrebbero averlo avvelenato). Ma come si fa a trasmettere questo insegnamento? Innanzitutto, avendo cura che il somministratore dei pasti (che deve essere sempre lo stesso) fornisca il cibo in maniera abbondante e regolare; poi (una volta adulto) facendogli somministrare da un estraneo del cibo sgradito, come carne piccante, di modo che sia dissuaso dall’accettare cibo da altri oltre che da voi; infine insegnandogli a non mangiare cibo che trova in terra, strattonandolo col guinzaglio e intimandogli in tono deciso NO. 
Il secondo insegnamento nell’addestramento di un cane da guardia, riguarda il dare l’allarme quando un estraneo sosta davanti la proprietà, premiandolo con un biscotto (o altro cibo preferito) ogni volta in cui, in fase di training, adotti il comportamento richiesto.

Altre volte ancora i cani vengono addestrati per finalità che non sono connesse alla sicurezza (pubblica o privata): è il caso, per citare un esempio, di quelli utilizzati per il ritrovamento dei tartufi. Ai corsi sono ammessi i maschi e le femmine di tutte le razze (anche quelle meticce!), dai 4 mesi in poi. Tra gli insegnamenti più specifici per cani da tartufo rientrano il “lascia” col quale si insegna al cane a mollare quello che ha preso in bocca (specialmente il tartufo!), il “fermo”, per interrompere ogni azione (in particolare la raspata sul tartufo), il “cerca”, il “dov’è?”, per insegnargli a ritrovare il tartufo non visibile.

Indipendentemente dalle tipologie di addestramento cinofilo, tutti gli interventi sugli amici a quattro zampe devono avere a cuore, o comunque tutelare, il loro benessere; devono prevedere la partecipazione attiva del proprietario (ciò è vero tanto per i cani che fanno coppia coi poliziotti, tanto per i cani da guardia: insomma, è la relazione il segreto della felicità sia dell’animale che del padrone!); prediligere nell’addestramento il metodo GENTILE che consente di comunicare nel linguaggio del cane; evitare i metodi violenti o coercitivi, così come pure addestramenti troppo precoci, perché quello che conta, soprattutto nei cuccioli, è il rapporto di fiducia e amore che stabiliscono col loro umano!

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