Camino non amour: tra questioni pratiche e modelli in commercio

09 Febbraio 2017 - Redazione

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Foto articoli tipologie camini Foto articoli tipologie camini Foto articoli tipologie camini I tipi di camino in commercio

Sul mercato esistono 4 tipologie fondamentali di camini: aperti, aperti ventilati, chiusi, e chiusi ventilati
Nella prima categoria sono ricompresi i camini classici, che hanno lo svantaggio di mettere a disposizione solo una parte esigua della potenza termica sfruttabile (parliamo di una quota che ammonta al 20%). 
Il camino ventilato aperto riesce invece a sfruttare fino al 40% del calore, grazie alla presenza di intercapedini dove l'aria è riscaldata e poi propagata attraverso condotti d'aerazione. 
La percentuale di calorie prodotte arriva fino all’80% nei camini chiusi, dal momento che, attraverso un meccanismo di doppia combustione, vengono riutilizzati anche i fumi residui. 
Ma l’efficienza maggiore la si raggiunge col camino ventilato chiuso, che consente di risparmiare grazie alla ventilazione forzata unita a giunture che convogliano l'aria calda a diversi ambienti della casa. 

Un camino è sempre formato dal focolare, dove avviene la combustione; dalla cappa, che serve alla raccolta dei fumi; dalla canna fumaria, che tramite il tiraggio, espelle i fumi (che fattivamente fuoriescono dal comignolo). 

Un approfondimento sulla canna fumaria di un camino
 
Per la canna fumaria di un camino, che è composta da un canale da fumo (i tubi a vista), una parte verticale definita specificamente canna fumaria o camino, e il comignolo (la parte finale), tradizionalmente si impiegano mattoni o pietra fissati con malta, anche se nelle installazioni di ultima generazione è previsto l’uso di metallo, in particolare acciaio inox, oppure di materiale coibentate.

In generale, quando si tratta di progettare la canna fumaria di un camino è bene tenere presenti alcune regole per massimizzarne l’efficienza: rispetto alle dimensioni dei camini l’altezza e la sezione devono consentire lo smaltimento dei fumi; la canna fumaria deve avere un andamento quanto più possibile verticale, con sezione interna rotonda (o quanto meno gli spigoli arrotondati); le pareti interne lisce ed impermeabili; il rivestito resistente alla corrosione, a temperature di 300-400° C, e alle sollecitazioni meccaniche; e infine la struttura coibentata, onde evitare perdite di tiraggio del camino

Quindi, qualora si dica “il camino non tira” ci si sta molto probabilmente riferendo ad un errore di progettazione della canna fumaria (che magari presenta strozzature, non ha un’angolazione corretta, non presenta la giusta inclinazione o sezione, oppure non è dotata di presa d’aria), oppure del comignolo (il componente finale dell’intera struttura, che va posizionato sul colmo del tetto, con una sporgenza di almeno 50 cm oltre il colmo, meglio se un metro).

Per quanto concerne la posizione della canna fumaria di un camino si sconsigliano le fasce perimetrali e si caldeggiano le aree centrali dell’appartamento, in modo da garantirsi una migliore distribuzione del calore e una minore dispersione termica. Tuttavia è necessario prevedere una presa d'aria collegata con l'esterno e uno sportello di ispezione e pulizia.

Se la collocazione centrale non è realizzabile, o è troppo onerosa, ed è necessario quindi ripiegare su quella perimetrale, sarà necessario prevedere un’attenta coibentazione del camino, preferendo materiali di qualità.

Indipendentemente dalla sua posizione, la canna fumaria di un camino deve essere sempre separata dalle murature circostanti, quindi non può essere ricavata nelle pareti, né esservi parzialmente affogata.

Il corretto dimensionamento della canna è una questione non solo di efficienza, come si è accennato, ma anche di sicurezza, ecco perché sarebbe assai consigliabile rivolgersi ad un professionista, anche perché la normativa al riguardo è vasta e complessa. 

Tuttavia, qualunque prodotto di qualità, nel suo manuale di istruzioni, fornisce i parametri di dimensionamento della canna fumaria di un camino, da rispettare con scrupolo.

In generale, la sezione si riduce all’aumentare dell’altezza della canna, e si accresce all’incrementarsi della potenza dell’impianto, laddove l’altezza minima di una canna fumaria consentita è di 4,5/5 metri (con una sezione non inferiore ai 150 mm per le stufe ed ai 200 per i camini aperti).
Qualora le dimensioni siano inferiori, non adoperatela se prima non avete chiesto il parere di un professionista.

Abbiamo discusso sinora delle dimensioni dei camini, e del posizionamento della canna fumaria di un camino, ma è chiaro che la possibilità di installarlo dipende anche dalla tipologia di casa: se singola e indipendente bisognerà affrontare solo la questione tecnica, di contro, se si tratta di un condominio si dovrà necessariamente richiedere un’autorizzazione all’assemblea.

 
Utilizzo, manutenzione e pulizia dei camini
 
Si è già detto che, se vogliamo che la nostra casa venga arricchita dall’atmosfera donata da un camino, è necessario prevedere la presenza di una pesa d'aria collegata con l'esterno; raccordi la cui inclinazione non superi i 45°, non presentino spigoli o strozzature, siano realizzati in acciaio e coibentati con lana di roccia.

Per quanto concerne l’utilizzo: è bene allontanare oggetti e materiali combustibili; non ostruire le bocche dell’aria, per garantire il perfetto tiraggio del camino; seguire le raccomandazioni del produttore.

E per la pulizia? 
Essa dovrebbe avvenire almeno ogni anno, prestando però molta attenzione a non bagnare l’impianto e a svolgere lavori di pulitura solo quando i componenti sono freddi.

Ad occuparsi della pulizia è storicamente lo spazzacamini: il mestiere in passato era affidato a bambini e ragazzi poveri, mendicanti o orfani, così che fossero sufficientemente magri da entrare agevolmente nella canna fumaria di un camino e pulirla.
La situazione odierna è chiaramente cambiata: bandito il lavoro minorile, oggigiorno gli spazzacamini non solo spazzolano i condotti, ma controllano lo stato generale, l'efficienza e la tenuta, indispensabili per la prevenzione di incendi e avvelenamenti da monossido di carbonio.

Il professionista procede alla pulizia accedendo sia al comignolo che al focolare (non necessariamente in quest’ordine), e impiegando attrezzi di videoispezione, sigillando le aperture all'interno dell’abitazione, procedendo all'accesso al tetto in sicurezza, inserendo spazzole per la pulitura trascinate da un peso battente o da aste flessibili. 
Insomma, un bel cambiamento rispetto a quando ci si serviva solo di una corda alla quale si legava una matassa di rovi o pungitopo, che veniva fatta scorrere dal comignolo fino al camino e poi trascinata su e giù; oppure di un raschietto a spalla, adoperato per i grandi focolari aperti oggi ampiamente in disuso.

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