Avvocato per reati informatici: tutto quello che c'è da sapere e come fare per richiedere una consulenza.

04 Aprile 2022 - Redazione

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Ecco quando conviene rivolgersi ad un Avvocato per reati informatici

Internet da anni si è rivelata essere un’ottima risorsa, utile per svolgere le più disparate attività, comprese quelle illecite, purtroppo. Infatti, vengono definiti reati informatici tutti quei crimini commessi proprio grazie all’utilizzo di tecnologie informatiche o c.d. telematiche. Più precisamente, nel nostro tessuto ordinamentale, i reati in esame sono espressamente disciplinati dalla Legge n. 547 del 1993 la quale ha modificato il Codice penale e di procedura penale introducendo particolari figure delittuose.

 

Quando si configura un reato informatico

I reati informatici si configurano così come i reati che tutti conosciamo. In poche parole, al verificarsi dell’evento previsto da una precisa norma giuridica, ad esempio l’art. 640 ter c.p (Frode informatica), il reato si consuma. Pertanto, è di fondamentale importanza avere una panoramica generale dei reati informatici in modo da conoscere almeno quelli più importanti.

 

In quali casi bisogna rivolgersi ad un avvocato per reati informatici

Il settore dell’informatica, per quanto possa essere esteso ed in continua estensione, è ancora poco conosciuto, specie quando si parla di reati commessi nel cyberspazio. Proprio per questo, se si ha il dubbio di essere stati lesi dall’altrui condotta posta in essere in rete, è fondamentale rivolgersi ad un avvocato. Ovviamente è consigliabile mettersi in contatto con un avvocato che sia specializzato in questo particolare settore. Questo perché si tratta di mondo piuttosto tecnico che presuppone particolari conoscenze.

Come fare per rivolgersi ad un avvocato che abbia tutte queste caratteristiche? Quotalo.it è la risposta al quesito. Si tratta di una piattaforma che permette di trovare il professionista più vicino a sé a cui chiedere una consulenza super dettagliata. Ma quando, concretamente, occorre rivolgersi ad un avvocato? Ebbene per dare una risposta secca al quesito è fondamentale conoscere i vari reati informatici.

 

I reati informatici

Ad oggi è possibile suddividere i reati informatici in ben quattro categorie: frode informatica (640 ter c.p); detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici e telematici (art. 615 quater c.p.); diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615 quinquies c.p.); accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615 ter c.p.).

 

Il reato di frode informatica

Come sopra anticipato, il reato di frode informatica è disciplinato puntualmente dall’art. 640 ter del c.p. Si tratta di un’alterazione, in qualsiasi modo, del funzionamento di un sistema informatico o telematico capace di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto con conseguente altrui danno. La pena prevista per questa particolare condotta è la reclusione da mesi sei fino ad anni tre nonché una multa da euro 51 fino ad euro 1032.

I reati che comunemente vengono collocati in questa macro categoria sono il phishing, ovvero una particolare forma di adescamento mediante il quale un soggetto (malintenzionato) inganna un utente allo scopo di sottrargli informazioni importanti come ad esempio i dati del proprio conto corrente o di un account.

 

Il reato di detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici e telematici

Il reato in questione è disciplinato dall’art. 615 quater c.p. e punisce chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, o di arrecare ad altri un danno ingiusto, abusivamente si procura, diffonde, riproduce o consegna codici, parole, chiavi o altro mezzi idonei all’accesso ad un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza. Il reato in parola si realizza altresì nel caso in cui vengano riferite indicazioni o istruzioni idonee a raggiungere questo scopo. La pena prevista è la reclusione fino ad un anno e la multa fino ad euro 5.154.

 

Il reato di diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico

Si tratta della figura delittuosa prevista e disciplinata dall’art. 615 quinquies del c.p. Punisce, in parole povere, la condotta di chi procura, produce o riproduce o semplicemente mette a disposizione di terzi apparecchiature, programmi o dispositivi che hanno come scopo quello di danneggiare un determinato sistema informatico ed i dati in esso presenti, oppure, favorire l’interruzione. Ad esempio, inviare un virus al fine di bloccare l’altrui sistema informatico determina questo reato.

 

Il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico

Infine, occorre fare riferimento al reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. L’articolo 640 ter c.p. rende perseguibile la condotta di chi abusivamente accede ad un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza, o il mantenimento in esso contro la volontà espressa o tacita di chi ne ha diritto. Si tratta di una condotta particolarmente grave visto che il legislatore ha previsto una pena detentiva pari a tre anni. Per consumare il reato in questione basta effettuare, ad esempio, l’accesso al profilo Facebook di un proprio amico o parente senza l’altrui consenso.

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