Contratto di somministrazione: cos'è e perchè è importante rivolgersi ad un legale per redigerlo

08 Aprile 2024 - Redazione

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Contratto di somministrazione: tutto quello che c'è da sapere

Il contratto di somministrazione è espressamente disciplinato dal Codice civile il quale, ai sensi dell’art. 1559 c.c. viene definito come il contratto con il quale una parte si obbliga, verso il corrispettivo di un prezzo, a eseguire, a favore dell'altra, prestazioni periodiche o continuative di cose.

Più precisamente, a seconda dell’oggetto del contratto e della sua esecuzione è possibile distinguere diverse figure di somministrazione:

  • Somministrazione di consumo, in cui le cose vengono trasferite in proprietà al somministrato (si pensi al caso di fornitura di energia elettrica alle abitazioni).
  • Somministrazione d’uso, la quale attribuisce solo il godimento delle cose al somministrato con o senza scadenze regolari (si pensi ad esempio alla somministrazione di gasolio ad un fabbricato ogni mese). Spesso viene equiparato al contratto di fornitura, in realtà, secondo parte della dottrina non si tratterebbe della stessa cosa.

La differenza tra le due figure contrattuali, infatti, risiederebbe nel fatto che nella fornitura, l’entità della somministrazione sarebbe determinata in relazione al fabbisogno dell’avente diritto.

Nonostante ciò, i termini fornitura e somministrazione possono essere considerati come sinonimi, tant’è che lo stesso legislatore li usa alternativamente in diverse norme, senza dare loro una valenza specifica diversa.

Il contratto di somministrazione, invece, è nettamente diverso dall’appalto.Entrambi sono contratti che non si esauriscono subito (come ad esempio la compravendita) ma hanno differenze notevoli.

L’appalto, infatti, è disciplinato dall’art. 1655 c.c. il quale lo definisce come il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro.

Dalla nozione del contratto di appalto è agevole desumere che il suo scopo è diverso dal contratto di somministrazione. Quest’ultimo, infatti, ha il fine di somministrare un bene o un servizio ad un soggetto per un determinato lasso di tempo, viceversa, con l’appalto l’impresa appaltante crea, in favore del committente, un bene o un servizio.

Nonostante ciò, le differenze tra i due contratti si fanno più sottili in caso di somministrazione di manodopera ed appalto di servizi. Secondo l’orientamento costante della Suprema Corte di Cassazione, la differenza va individuata proprio nella sussistenza, o meno, di un’organizzazione autonoma e rischio d’impresa.

In parole povere, solo in questo caso è possibile parlare di appalto di servizi, in caso contrario, sarà possibile parlare di somministrazione di mano d’opera.

 

La disciplina del contratto di somministrazione

La disciplina del contratto di somministrazione si basa essenzialmente sull’applicazione di due normative, quella prevista in materia di contratto di somministrazione e quella propria dai contratti a cui corrispondono le singole prestazioni.

Più precisamente, l’art. 1570 c.c. stabilisce che si applichino alla somministrazione, in quanto compatibili, anche le regole che disciplinano il contratto a cui corrispondono le singole prestazioni. 

Si applicherà, ad esempio, la disciplina in materia di compravendita (in quanto compatibile), alla somministrazione di consumo; è possibile applicare la disciplina della locazione alla somministrazione d’uso; è possibile applicare la disciplina dell’appalto ove le cose oggetto di somministrazione devono essere fabbricate dal soggetto somministrante e così via.

Questo ovviamente non significa che il contratto di somministrazione sia una sorta di contenitore vuoto, che necessita di essere riempito con la disciplina di altre figure contrattuali presenti all’interno del Codice civile. La somministrazione, infatti, è un contratto tipico, autonomo e con una causa propria.

Relativamente all’aspetto formale, il contatto in esame è sicuramente un contratto a forma libera, ovvero, non necessita di una forma scritta ad substantiam (a pena di nullità) salvo il caso in cui abbia per oggetto beni immobili. Con riferimento all’oggetto del contratto, invece, la normativa non prevede precisi limiti in guisa che può essere dedotto in somministrazione qualunque tipo di bene, comprese le energie e i titoli di credito.

Normalmente l’oggetto del contratto di somministrazione è costituito da una cosa generica, ma non è possibile escludere che possa avere per oggetto anche una res specifica che viene fornita ciclicamente, a più riprese. Si pensi, per fare un esempio, alla somministrazione di addobbi per cerimonie, oppure agli strumenti musicali etc.

In realtà, non è nemmeno possibile precludere, anche se in linea meramente teorica, la somministrazione di beni immobili. Nella redazione del contatto di somministrazione è necessario specificare non solo qual è l’oggetto dello stesso ma anche essere analitici e regolare una pluralità di aspetti con clausole ad hoc.

Si pensi ad esempio all’entità della somministrazione. In realtà, sul punto può tornare utile l’art 1560 c.c. il quale indica i criteri di quantificazione della somministrazione in caso di mancanza di accordo delle parti. Lo scopo della norma dunque è quello di evitare che l'entità delle prestazioni sia decisa arbitrariamente dal somministrato.

Infatti la norma citata stabilisce che qualora non sia determinata l'entità della somministrazione, s'intende pattuita quella corrispondente al normale fabbisogno della parte che vi ha diritto, avuto riguardo al tempo della conclusione del contratto.

Se le parti hanno stabilito soltanto il limite massimo e quello minimo per l'intera somministrazione o per le singole prestazioni, spetta all'avente diritto alla somministrazione di stabilire, entro i limiti suddetti, il quantitativo dovuto.

Se l'entità della somministrazione deve determinarsi in relazione al fabbisogno ed è stabilito un quantitativo minimo, l'avente diritto alla somministrazione è tenuto per la quantità corrispondente al fabbisogno se questo supera il minimo stesso.

Quid iuris nel caso in cui, in mancanza di determinazione pattizia della quantità della somministrazione, il somministrato rifiuti di ricevere la quantità "corrispondente al normale fabbisogno"?

La dottrina ritiene che in tal caso sia da considerarsi inadempiente. Norma altrettanto importante è l’art. 1561 c.c. la quale contiene un criterio suppletivo, operante qualora manchi la determinazione convenzionale.

Il criterio in questione si identifica "nella somministrazione a carattere periodico, se il prezzo deve essere determinato secondo le norme dell'articolo 1474 c.c, si ha riguardo al tempo della scadenza delle singole prestazioni e al luogo in cui queste devono essere eseguite". All’interno del contratto di somministrazione è necessario precisare anche le modalità di pagamento, in caso contrario, il criterio suppletivo è previsto dall'articolo 1562 c.c.

Quest’ultimo stabilisce che nella somministrazione a carattere periodico, il prezzo è corrisposto all'atto delle singole prestazioni e in proporzione di ciascuna di esse. La regola, dunque, è quella della rateizzazione.

Invece, nella somministrazione a carattere continuativo il prezzo è pagato secondo le scadenze di uso; ad esempio mensilmente o trimestralmente (si pensi alle modalità di pagamento delle bollette della luce).

Infine, nel regolamento contrattuale non possono mandare le scadenza delle singole prestazioni, l'art. 1563c.c. pone una deroga al principio generale secondo il quale il termine è in favore del debitore stabilendo che il termine di adempimento è stabilito a favore di entrambe le parti.

 

L’importanza di rivolgersi ad un legale

Per poter redigere un contratto, qualunque esso sia, è necessario avere delle conoscenze basiche del diritto, in caso contrario si corre il rischio di commettere errori e di generare possibili controversie. Ciò vale ovviamente anche per il contratto di somministrazione il quale, anzi, diversamente da altre tipologie contrattuali, ha un’efficacia prolungata nel tempo.

A maggior ragione, dunque, è importante non improvvisare e farlo redigere direttamente ad un legale esperto, oppure, scrivere una bozza e poi sottoporlo al vaglio di un legale in modo da effettuare le dovute modifiche prima di concluderlo definitivamente.

Un contratto ben redatto, chiaro e trasparente permette anche di prevenire eventuali liti dovute alla sua interpretazione o esecuzione.

Beninteso, non è che la redazione del contratto da parte di un legale previene ed evita sempre le controversie, anche in questo caso, infatti, potrebbero insorgere conflitti tra le parti i quali possono essere risolti non solo agendo in giudizio ma anche in modo alternativo.

Ad esempio, le parti potrebbero far ricorso ad uno dei vari istituti di ADR presenti nel nostro ordinamento giuridico come la mediazione, negoziazione assistita, arbitrato (rituale o irrituale). Così facendo, sarà possibile evitare i costi e le lungaggini (tutt’altro che irrilevanti) che ruotano attorno ad un giudizio civile.

 

Come trovare l’avvocato giusto?

Non tutti sanno che gli avvocati non sono specializzati in tutte le branche del diritto. Esistono, infatti, avvocati che decidono di specializzarsi in un determinato settore del diritto civile, altri ancora, nel diritto penale e così via.

Se si è alla ricerca di un legale a cui far redigere un contratto di somministrazione, chiaramente, è necessario rivolgersi ad un avvocato che operi nel settore del diritto civile. Più precisamente, è bene trovare un legale che abbia una certa esperienza proprio nella redazione di contratti di somministrazione e simili.

Altro aspetto che potrebbe tornare utile nella selezione è consultare il curriculum dell’avvocato, sapendo dove ha conseguito la laurea, cosa ha fatto post laurea, quali titoli di specializzazione ha conseguito e dove.

Infine, l’ultimo aspetto da considerare, non meno importante, è l’esperienza dell’avvocato. Quest’ultima, infatti, dovrebbe giocare un ruolo importante nella scelta del legale. Maggiore è l’esperienza che può vantare un avvocato, maggiore è la probabilità che faccia un ottimo lavoro.

 

Le domande chiave da farsi prima di sottoscrivere un contratto di somministrazione

Prima di sottoscrivere un qualsiasi contratto di somministrazione è bene porsi qualche domanda e cercare di trovare una risposta. La prima cosa che si dovrebbe considerare è: quanto dura il contratto? Quando è possibile recedere dallo stesso? Con quali modalità? E soprattutto, esistono delle clausole penali in caso di inadempimento?

Insomma, sottoscrivere un contratto è sempre un momento serio e non lo si dovrebbe mai fare se non si conosce la reale portata di ciò che si sta firmando.

Il tipo di domande da farsi variano anche in relazione al tipo di somministrazione che si sta per sottoscrivere.

Come già sottolineato, nel nostro ordinamento esistono diverse tipologie di contratti di somministrazione, ognuno con le proprie peculiarità. Un’altra serie di domande altrettanto importanti da farsi prima di addivenire alla conclusione del contratto sono: quali sono le eventuali conseguenze di un inadempimento? Cosa occorre fare se la controparte non dovesse adempiere spontaneamente? E quali sono le reali alternative ad un processo civile dinanzi ad un Giudice terzo ed imparziale?

Per avere una risposta esaustiva a tutte queste domande è necessario rivolgersi ad un avvocato il cui compito è proprio quello di spiegare, in modo chiaro e comprensibile, tutte le conseguenze che derivano dalla sottoscrizione del contratto in esame.

 

L'importanza di una revisione legale per evitare rischi futuri

Alla luce di quanto sopra esposto, è chiaro che per andare sul sicuro ed evitare possibili controversie è sempre bene rivolgersi ad un legale esperto.

Far revisionare il contratto da un avvocato, infatti, permette di essere certi della conformità dello stesso alla normativa vigente, ergo, permette alle parti di stare sereni. Se sei alla ricerca di un avvocato specializzato nei contratti di somministrazione, grazie a Quotalo.it puoi trovare quello più vicino a te a cui chiedere una consulenza legale dettagliata.

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