Abbandono di animali e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura: cosa prevede la norma

03 Maggio 2018 - Redazione

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Normato dall'articolo 727 del codice penale, l'abbandono di animali è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro; e la medesima norma prevede identica punizione anche per chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze; e questo perché si tratta di esseri senzienti, dotati di una propria sensibilità e in grado di percepire il dolore che può derivare dall'abbandono e dalla mancanza di adeguate attenzioni.


Ma non si tratta dell’unica norma in materia, dal momento che la legge numero 189/2004 ha rafforzato l’odierna tutela degli animali nel nostro ordinamento grazie all'inserimento di reati come il maltrattamento di animali, l’uccisione di animali, l’organizzazione di spettacoli o manifestazioni che provochino sevizie per gli animali, l’organizzazione di combattimenti tra animali.


Il concetto di abbandono di animali non attiene la sola volontà di sbarazzarsi dell'amico a quattro zampe, ma l'intento più generale di smettere di prendersene cura, pur nella consapevolezza della sua incapacità di provvedere autonomamente a se stesso (proprio per questo, il cane abbandonato viene equiparato all’incapace abbandonato): in parole semplici, non è punibile solo chi lascia l’animale per strada, ma pure chi l’affida a un canile omettendo poi di ritirarlo, oppure chi lo lascia nel giardino di casa per partire per le vacanze.


Per quanto concerne invece la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura non si tratta di una contravvenzione necessariamente dolosa, in quanto può essere commessa anche per semplice colpa: quindi, il detentore di animali in condizioni incompatibili con la loro natura o in stato di abbandono , fino ad arrivare alla privazione di cibo e acqua, è penalmente imputabile anche per semplice negligenza.


Eppure, non sempre è tutto così chiaro e soprattutto condivisibile: si pensi al caso di un cane “dimenticato” dai proprietari in una pensione per animali che, dopo metà del soggiorno, hanno “dimenticato” anche di pagare la relativa retta.


La proprietaria è stata condannata per il reato di abbandono di animali (e 2 mila euro di multa), ma ha deciso di ricorre in Cassazione, sostenendo di non aver “abbandonato” i cani in quanto questi sono stati affidati ad un canile, e il fatto che la struttura fosse privata non esonera la stessa a garantire la cura e la custodia.


Orbene la Corte, con la sentenza 13338/2012, ha accolto il ricorso e ha precisato che il mancato pagamento della “retta” per il soggiorno dell’animale non autorizza la struttura – sia pubblica che privata – ad abbandonarlo, ad interromperne la cura e la custodia o a sopprimerlo.


In definitiva, la donna ha dovuto rispondere per inadempimento contrattuale e non per abbandono di animale, anche perché si era premunita di affidare i suoi animali ad una struttura seria e professionale, per cui non ricorrevano gli estremi che caratterizzano uno stato di abbandono, vale a dire la mancanza di custodia e cura e l’esposizione a pericoli per l’incolumità dell’animale.


Se da un punto di vista logico e legislativo il ragionamento non fa una grinza, ragion per cui il ricorso è stato accolto, da un punto di vista umano, emotivo, morale ed etico sospendiamo il giudizio, ma vi invitiamo a contattare le autorità nel caso in cui doveste imbattervi in un cane abbandonato, o anche a decidere di sporgere denuncia nel caso in cui assistiate all’abbandono di un animale: contattate gratuitamente i nostri penalisti e fatevi consigliare sul da farsi…

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