Non smetteremo mai di raccomandarlo: se state per intraprendere una ristrutturazione di casa, o anche una costruzione ex novo, ricordate di avere un occhio di riguardo per gli impianti energetici: declinandoli in chiave bio, non solo salvaguarderete l’ambiente, ma anche le vostre tasche, visto che le bollette delle forniture caleranno sensibilmente. Tra gli impianti, quello che probabilmente è più soggetto a migliorie ed innovazioni, è quello fotovoltaico. Un impianto fotovoltaico è costituito dall'assemblaggio di più moduli fotovoltaici, i quali sfruttano l'energia solare per produrre energia elettrica. E fin qui tutto molto lodevole. È vero però che pure il fotovoltaico ha una serie di problemi che ne limitano la diffusione, e ai quali la tecnologia cerca di porre rimedio. Il primo ha riguardato il rapporto costo-efficienza, largamente compensato negli ultimi anni dalla produzione in più larga scala, conseguenza diretta dell'incentivazione offerta alla produzione di energia solare che ha portato ad un sostanziale abbattimento dei costi; poi il problema dell'intermittenza (e quindi la sostanziale impossibilità di programmare o definire in anticipo la quantità di energia che verrà prodotta) dovuta alla sua totale assenza notturna, o alla variabilità in caso di cielo nuvoloso o al normale alternarsi delle stagioni (una parziale soluzione si avrebbe dagli impianti a "isola ibrida" che garantiscono produzioni di energia solo a fronte di equiparati consumi); e ancora il problema relativo alla necessità di reperire materiali rari e di dover lavorare anche grossi quantitativi di sostanze tossiche (ad esempio, se si volesse produrre tutta l'energia elettrica di cui l'Italia necessita tramite l'energia fotovoltaica si dovrebbe utilizzare qualcosa come 10,4 milioni di tonnellate di acido cloridrico, e ci fermiamo solo a questo elemento!).