Ristrutturazione o nuova costruzione che sia, l’intonaco gioca un ruolo essenziale. Il primo strato, a contatto con la muratura, si chiama "rinzaffo" o '"abbozzo" o "intonaco di fondo"; esso ha il compito di ponte di adesione tra il corpo d'intonaco e la muratura; viene applicato in maniera non uniforme. Il secondo strato è definito arriccio o arricciato o intonaco rustico o "seconda mano" o "intonaco di finitura", ha una granulometria media (circa 1,5 millimetri di diametro massimo) e viene applicato in spessori che variano da 1,5 a 2 centimetri, rivestendo così il ruolo di vero e proprio scheletro di tutto il sistema intonaco. Il suo principale compito è di uniformare la superficie delle murature, andando ad eliminare tutti gli eventuali difetti di planarità e verticalità, e, dato lo spessore, di barriera protettiva nonché di struttura portante per gli strati successivi (intonaco di finitura o sistema collante-piastrella). L'ultimo strato, detto intonachino o velo o intonaco civile (la sua applicazione è generalmente definita stabilitura) ha generalmente due funzioni: proteggere l'intonaco e renderlo esteticamente gradevole. Ha una granulometria fine, di diametro massimo inferiore agli 800 micron, ed il suo spessore di applicazione è inferiore ai 3 millimetri. Nell'antichità quest'ultimo strato era solitamente realizzato con colorante, acqua e calce, permettendo l'esecuzione di pitture a fresco,[3] mentre oggi vi sono numerose tipologie di pitture ed intonaci protettivi già rifiniti, il più diffuso materiale utilizzato come finitura è lo stucco che può essere a base di cemento o a base gesso, la sua funzione è di rendere la superficie uniforme e liscia.